L’aumento prezzi delle materie prime pesa 193 milioni sulle imprese bellunesi

BELLUNO – Continuano le preoccupazioni delle imprese artigiane bellunesi per l’aumento dei prezzi. Gli ultimi dati dell’Ufficio studi di Confartigianato parlano di un leggero rallentamento nei rincari delle commodities non energetiche, in un quadro comunque di crescita che mal si concilia con la ripartenza post-Covid. A livello nazionale, ad agosto 2021 le quotazioni delle commodities non energetiche salgono del 31,9%, decelerando rispetto al +36,1% di luglio e al +35,9% di giugno. Il trend è simile per i prezzi delle materie prime alimentari (+31,9%) e per quelli delle materie prime non alimentari (+31,8%). Ai segnali di prezzo si associano quelli di una rarefazione delle materie prime. Gli effetti sui bilanci delle piccole medie imprese sono piuttosto allarmanti.

In provincia di Belluno i settori esposti all’aumento dei prezzi rappresentano circa 3.100 imprese (per 12.300 addetti), di cui 2.600 imprese artigiane (per oltre 9mila addetti). Secondo l’ultimo report dell’Ufficio studi, il rincaro pesa per 193 milioni di euro sulle realtà produttive bellunesi.

«Sono numeri che devono far riflettere le istituzioni e il governo, e che al momento stanno mettendo in seria difficoltà le nostre realtà artigiane» commenta la presidente di Confartigianato Belluno, Claudia Scarzanella. «Le imprese stanno facendo i salti mortali per agganciare la ripresa. Il reperimento delle materie prime però crea non pochi problemi, e il rincaro rischia di paralizzare molte imprese. Il leggero rallentamento è fisiologico, dopo due mesi di forte crescita dei prezzi. E in ogni caso, non abbiamo ancora assistito a un deciso passo indietro: il quadro internazionale rimane preoccupante, tanto più che ci aspettiamo la mazzata sulle bollette energetiche già nei prossimi mesi».

«Sono necessarie contromisure a livello fiscale, che ci aspettiamo già dalla legge delega sulla riforma del fisco» aggiunge il direttore di Confartigianato Belluno, Michele Basso. «Le imprese, soprattutto quelle che lavorano in un contesto difficile come quello montano, devono essere messe nelle condizioni di poter lavorare. Un’azienda bellunese spende più di una “collega” della pianura per il riscaldamento invernale, e questa è già una zavorra non da poco. È per questo che Confartigianato Belluno spinge da tempo per la creazione di una Zes – zona economica speciale – e per le comunità energetiche, sostenibili dal punto di vista ambientale».

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