Facebook, Instagram e Whatsapp sono irraggiungibili (agg. 5 ottobre ore 05:30)

AGG. 05 ottobre ore 05.30 – Un downtime” durato circa sei ore e che alle tasche dell’imprenditore Mark Elliot Zuckerberg potrebbe essere costato all’incirca 160 milioni di dollari per ogni singola ora di “stop”. Una stima che sta circolando in internet, ma confermata anche dall’agenzia Bloomberg.

Ma come si usa dire, tutto è bene quel che finisce bene. Quindi mano ai nostri smartphone e “pronti – via” che la vita nei social può continuare!

AGG. 04 ottobre ore 23.00 – Ricorderemo questo primo lunedi di ottobre come il giorno in cui Facebook ha saputo cancellare i nostri pensieri positivi/negativi inerenti al Green Pass, vaccini e Coronavirus.

E se da un lato possiamo sorridere, perché forse i social hanno preso troppo campo nelle nostre vite quotidiane, dall’altra il “downtime” in casa Facebook sta creando non pochi problemi nel mondo del lavoro.

In primis per tutte le attività che nella Galassia di Zuckerberg hanno affidato i propri affari, come nella piattaforma Workplace (anche questa fuori servizio). Oppure per i molti “gamers” che sono pagati da spettatori e abbonati nel mondo delle dirette live. Per non dimenticare tutte le campagne di pubblicizzazione (a pagamento) che spesso sono fonte di reddito per molte aziende.

La soluzione per chi in Facebook trae un profitto economico? Per il momento nessuna, se non (come stanno facendo in molti) cercare una degna alternativa!

Intanto dal data center di Santa Clara, in California, gli esperti dell’azienda Facebook stanno tentando procedure alternative, come per esempio il ripristino manuale dei server.

AGG. 04 ottobre ore 21.50 – Dalle informazioni reperibili nel grande mercato della rete, pare che i problemi riscontrati nel regno di Zuckerberg (Instagram, Whatsapp e Facebook) siano dovuti al mancato collegamento dei DNS. Cosa significa? In poche parole, i vari social non riescono ad individuare alcun indirizzo IP, quindi appaiono inesistenti.

E come se non bastasse per le fondamentali modalità di comunicazione alle quali ormai siamo divenuti schiavi, anche Telegram sta facendo registrare alcuni rallentamenti. Quest’ultimo continua a funzionare, ma nello stesso tempo sembrano rallentate le funzioni di download di immagini, contenuti multimediali e messaggi vocali.

Che sia giunto il momento di abbandonare per un pò i nostri amati social … e prendere in mano la vecchia carta stampata?

AGG. 04 ottobre ore 20.00 – Quello che da una prima analisi appariva come un semplice disservizio localizzato principalmente in Italia, sta prendendo una deviazione importante, divenendo uno dei “downtime – periodo morto” più importante della storia del colosso Facebook.

Attualmente il disservizio si sta espandendo a macchia di leopardo, registrando malfunzionamenti dall’Europa all’America, passando per Israele e Turchia. E diviene difficile azzardare ipotesi su danneggiamenti a server o possibili attacchi hacker.

Fatto concreto è il non raggiungimento delle pagine dei social Instagram, Whatsapp e Facebook.

AGG. 04 ottobre ore 18.00 – «Errore imprevisto!». Un semplice messaggio, all’apparenza, ma così potente da aver seminato il panico in tutto lo stivale. E’ apparso nel tardo pomeriggio di oggi, dopo le ore 17.30 circa, in moltissimi account di proprietà di Mr. Facebook, l’imprenditore statunitense Mark Elliot Zuckerberg.

Instagram, Whatsapp e Facebook: tutti “down se parliamo in gergo tecnico. Tradotto per tutti i comuni mortali: completamente bloccati, non funzionanti.

E così gli hashtag #WhatsAppdown, #instagramdown e #facebookdonw, sono diventati in pochi minuti di tendenza su Twitter. 

Al momento non sono conosciute le cause del disservizio. L’unica cosa certa è che l’errore è stato riscontrato principalmente in Piemonte, per poi colpire milioni di utenti dislocati un pò in tutta Italia

Un errore noto anche in casa Facebook, dove è stato pubblicato un post in Twitter: «Siamo consapevoli che alcune persone hanno problemi ad accedere all’app di Facebook. Stiamo lavorando per riportare le cose alla normalità il più rapidamente possibile e ci scusiamo per gli eventuali disagi».

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