Il silenzio delle parole: la tremenda solitudine che nasce dall’incomunicabilità

BELLUNO – In libreria con la raccolta poetica “Il silenzio delle parole”, che si fregia della prefazione del maestro Alessandro Quasimodo, la poetessa Laura Pellegrini affronta una tematica complessa e dolorosa, quale è appunto il condizionamento che nasce dall’aver sperimentato eventi traumatici in quella che dovrebbe essere, per tutti, l’età della spensieratezza e dei giochi. Il dolore conosciuto da bambini è un pesante fardello con cui fare i conti per il resto della vita, specie per chi si impegna a credere ancora nella bellezza.

L’opera mette in luce la reazione immediata al dolore, caratterizzata dalla mancanza di parole, ovvero dal silenzio. Esso «rappresenta l’assenza di comunicazione e l’impossibilità di comprendersi nella quotidianità» quando «non si trovano le parole adatte per essere in sintonia con gli altri» ci avverte nell’introduzione Quasimodo, figlio dei poeti Salvatore Quasimodo e Maria Cumani. «Resta il desiderio di essere amati – continua – di colmare quel vuoto che si è creato per esperienze personali e carenza di affetti duraturi e stabili, soprattutto nell’infanzia».

In sintonia con le parole di Quasimodo, è Pellegrini stessa a illustrare la finalità dell’opera. «Gli argomenti ricorrenti e fondamentali di cui parlo nel libro riguardano una parte del mio vissuto: da bambina fino all’età adulta. Racconto dell’importanza fondamentale degli eventi accaduti durante la mia infanzia e quanto questi abbiano condizionato il carattere, la personalità e, nella totalità, tutta la mia vita», confida l’autrice, che è nata a Roma 58 anni fa, si è diplomata all’I.S.E.F. presso l’Università di Urbino, con specializzazione all’insegnamento per alunni diversamente abili a Mestre (Venezia) e vive da trentatré anni a Belluno, dove insegna nella scuola Secondaria di Primo Grado. Continua l’autrice: «Quanto affermo, scientificamente provato da illustri pedagogisti e psicologi, non riguarda solo la mia persona, ma tocca tutti i bambini che subiscono eventi traumatici e negativi in tenera età. Ho scelto il titolo “Il silenzio delle parole” perché, sin dall’infanzia arrivando all’età adulta, l’insicurezza di esprimermi ha vincolato l’eloquio».

La paura di sbagliare ha spento le parole sulle labbra, prima ancora di essere pronunciate. Non solo nella relazione con le persone poco conosciute ma anche con le figure importanti della propria vita. “Il silenzio delle parole” nasce da questa consapevolezza, «come testimonianza ai lettori, in particolare ai miei figli, della vitale importanza di dare voce alle parole, di svuotare l’anima di tutto quello che ci fa soffrire, di non aver timore, vergogna e paura di liberarci dei macigni che fanno male all’anima» prosegue Pellegrini.

Soltanto così la paura, finalmente guardata in faccia, si trasformerà in coraggio e ci si potrà liberare dall’incomunicabilità, tra le più tremende solitudini.

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