Il Lions Club di Belluno in campo per la telemedica

BELLUNO – Il Lions Club di Belluno, rappresentato dal Past Presidente Antonio Prade che aveva avviato il Service nello scorso anno lionistico e dal socio tesoriere Stefano Ianiro, ha consegnato al Direttore Generale dell’ULS Dolomiti Adriano Rasi Caldogno delle utili webcam per la struttura ospedaliera.

La presenza del responsabile CED, il centro elaborazione dati del servizio informatico Ing. Alessandra De Nardi ne ha sottolineato l’importanza e testimoniato l’impegno di chi è addetto ai lavori di mettere subito in opera gli strumenti donati.

L’incontro è stato molto cordiale e positivo e il direttore Adriano Rasi Caldogno, che ben conosce le attività dei Club di servizio come quello di Belluno, che dal 1958 ha sempre prestato attenzione alle esigenze del territorio, ha ringraziato il Club per questa meritoria iniziativa e si augura che la collaborazione possa continuare su finalità condivise. Nel corso dell’incontro, il dr. Caldogno ha aggiornato sulla difficile situazione sanitaria della provincia e su quanto stanno facendo tutti i professionisti coinvolti nei vari ruoli per garantire la massima assistenza ai cittadini. La Provincia di Belluno è in una situazione migliore di altre del Veneto nonostante sia la provincia con la popolazione di età media più vecchia, ma bisogna essere tutti responsabili nei comportamenti e nei rapporti interpersonali.

Il progetto di donare delle webcam all’ULSS 1 Dolomiti, come spiega il responsabile del Service dott. Nello Germanà direttore di Gastroenterologia, nasce durante la fase 2 dell’emergenza sanitaria relativa alla pandemia da Covid-19, caratterizzata dalla diminuzione progressiva dei contagi e dalla riduzione del rischio di diffusione, per supportare una graduale ripartenza e una reingegnerizzazione dell’offerta delle attività sanitarie ospedaliere implementandole con un’attività di telemedicina per consentire il collegamento visivo e verbale tra gli specialisti ed i pazienti allo scopo di sorvegliare proattivamente le loro condizioni di salute.

Per il dott. Germanà: «L’dea è nata nell’ottica di limitare il più possibile le occasioni di contagio dei pazienti e dei medici curanti e la diffusione del virus legata agli spostamenti degli assistiti e calzava perfettamente a un territorio, il nostro, disagiato e vasto che, ricordiamo, occupa circa un quinto dell’intera superficie del Veneto».

Secondo il dott. Germanà, il ricorso alla telemedicina è raccomandato dal rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) dell’aprile 2020 e dalle linee d’indirizzo regionali e i protocolli operativi licenziati dalle principali associazioni mediche già all’inizio della pandemia hanno promosso il suo sviluppo prevedendo il ricorso al teleconsulto con vari tipi di device di comunicazione per la gestione e il monitoraggio domiciliare dei pazienti affetti da patologie croniche bisognose di continuità assistenziale (controllo esami, follow-up, aggiornamento di piani terapeutici).

Anche nei mesi estivi, prosegue Germanà, nonostante la riduzione progressiva dei contagi e quindi dei malati, negli ospedali si sono continuate a mantenere tutte le precauzioni intraprese a inizio pandemia al fine di contenere il contagio. Importanti sono rimasti il triage e il distanziamento tra i pazienti che sono giunti in ospedale per effettuare una qualunque prestazione. 

Purtroppo però nonostante ciò i primi dati indicano che si è assistito a un’importante riduzione di prestazioni sanitarie (per la paura dei pazienti a venire in ospedale per farsi curare) con dati preliminari che dimostrano anche nel nostro territorio un aumento della mortalità nella fascia over 65 rispetto all’anno precedente anche escludendo i decessi per COVID-19.

Nei mesi passati la diminuzione progressiva dei contagi e dei malati ha visto purtroppo un calo d’interesse da parte delle istituzioni sulla cura a distanza e ciò ne ha rallentato il processo d’implementazione. Ha ripreso improvvisamente slancio in questi giorni in cui lo scenario epidemiologico ci ha fatto ripiombare in una fase di emergenza e con delibera della nostra regione che da un lato dispone nuovamente la sospensione delle attività specialistiche ospedaliere non urgenti e non differibili e dall’altro rinnova l’indicazione a implementare l’erogazione di servizi di assistenza sanitaria in modalità di telemedicina.

Ecco quindi che il progetto s’inserisce perfettamente nello scenario attuale e sicuramente non rappresenterà solo una soluzione a una problematica emergenziale, ma anche se ancora non lo è diventato, diventerà uno strumento quotidiano in molti ambiti del settore sanitario.

Si tratta quindi di un contributo per favorire e affinare una rete telematica tra ospedale, periferia e domicilio del paziente oggi sicuramente dotato di device elettronici come tablet, pc o lo stesso smartphone per teleconsulto e quindi consentire la gestione dei pazienti con patologie croniche direttamente in remoto dal loro domicilio al fine di limitare al massimo gli accessi in ospedale, gestire meglio le risorse e cercare di arginare il problema già emerso della rinuncia alle cure per i pazienti fragili per la paura di contagiarsi in ospedale.

Un altro utilizzo delle webcam sarà quello a supporto dei consulti tra medici all’interno dell’Ulss e anche con medici di altre realtà per giungere in tempi velocissimi a definire diagnosi, obiettivi, e strategie inerenti l’ambito in cui operano.

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