Fase due, Roffaré: «Ripartire dalla sicurezza e dalla contrattazione aziendale»

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BELLUNO – «Sono due i capisaldi che permetteranno alle imprese e ai lavoratori di ripartire dopo il 3 maggio: la sicurezza e la contrattazione aziendale». Rudy Roffarè, segretario generale aggiunto della Cisl Belluno Treviso, allunga lo sguardo sindacale verso la fase due dell’emergenza Covid-19, che sta già ponendo il mondo del lavoro di fronte a nuove difficili sfide da affrontare sul fronte dell’organizzazione e della capacità di ripensarsi su parametri del tutto inediti e inattesi.

«Il primo aspetto da tenere fisso è quello della sicurezza – afferma Roffarè – e quindi necessariamente il protocollo sottoscritto il 14 marzo tra le parti sociali, che prevede che la prosecuzione delle attività produttive possa avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino ai lavoratori adeguati livelli di protezione. Ciò significa che nelle aziende dovranno essere garantite nuove modalità di ingresso e di uscita, la sanificazione quotidiana, strumenti per l’igiene personale, mascherine; gli spazi comuni, come le mense e gli spogliatoi, dovranno essere riorganizzati, la sorveglianza sanitaria garantita e dovranno essere rafforzate le funzioni del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza».

In queste settimane in molte aziende sono stati costituiti i Comitati per l’applicazione e la verifica del protocollo per la sicurezza. «Nei luoghi di lavoro – prosegue Roffarè – dobbiamo intervenire modificando regole e procedure in modo strutturale, trasformando i processi produttivi e rivedendo profondamente l’organizzazione del lavoro a partire da ritmi, tempi e carichi di lavoro, così come la gestione degli spazi, dei layout produttivi e delle macchine, fino ad arrivare a una ridefinizione del trasporto pubblico».

A preoccupare la Cisl sono anche le realtà non sindacalizzate. «Un universo frammentato – spiega Roffarè – fatto di piccole imprese in cui non sono presenti delegati sindacali e che per questo sfuggono allo sguardo vigile del sindacato sui protocolli di sicurezza e sulle misure da mettere in atto per garantire ai lavoratori una presenza sicura sul posto di lavoro. Per questo invitiamo i lavoratori a contattarci, anche solo per chiederci informazioni sul protocollo sicurezza e per capire se l’azienda sta mettendo in atto tutte le misure previste».

«Ma nella fase della ripartenza – prosegue il segretario generale aggiunto della Cisl – c’è molto altro che possiamo fare nelle fabbriche. Vi è, a nostro avviso, la necessità di puntare ancora più convinti sulla contrattazione aziendale e, dove possibile, anche territoriale, e cogliere le opportunità di migliorare le relazioni sindacali per garantire ai lavoratori tutela, garanzie, supporto e rappresentanza. Sono infatti tanti i temi che meritano ora un approfondimento per dare a lavoratori e aziende strumenti utili per ricominciare. Occorre concordare comitati aziendali per la fase due per definire le nuove organizzazioni del lavoro, gestire gli orari, i nuovi modelli dei premi di risultato e condividere piani formativi per i lavoratori e tutelare le persone più esposte al virus. La formazione è, per la Cisl, vitale per le aziende e per i lavoratori, anche perché si potrebbe approfittare di questi momenti di fermo produttivo per investire nell’innovazione e per dare nuove competenze ai lavoratori».

Va definita anche una strategia per la tutela dei lavoratori che hanno patologie e carenze immunitarie e che sono fisicamente più esposti al virus. «Per questi, ad esempio, si potrebbero attivare percorsi di rientro aziendale con tempistiche differenti suddivisi per fasce di età».

Anche il recupero della produttività può essere decisivo per la tenuta competitiva delle aziende. «Come sindacato siamo pronti a discutere di orari, ferie e straordinari – afferma Roffarè – ridefinendo e perfezionando strumenti di conciliazione vita-lavoro come la banca ore, i congedi e i permessi parentali e lo smart working: ricordiamo che quando le aziende riapriranno, gli studenti saranno a casa da scuola, e le famiglie rischiano di andare in grave difficoltà». Infine, il welfare aziendale diventa occasione per incentivare la spesa sul territorio e sui negozi di prossimità e dare così una risposta anche ai piccoli imprenditori locali. «Nella ripartenza – conclude Roffarè – il nostro sistema manifatturiero e industriale potrà diventare ancora più forte».

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