Luca Vignazia in bici lungo la Jadranska Magistrala

Prosegue l’avventura sui pedali del bellunese Luca Vignazia che in questi giorni sta pedalando in terra straniera. A seguire la tappa ciclistica di domenica 27 ottobre 2019.

Il riff della Gibson di Angus Young ha rotto il silenzio della forcella appena sopra Otrić, “Thunder, thunder, thunder, thunder, I was caught, In the middle of a railroad track, I looked round, And I knew there was no turning back…” sparato al massimo e ripetutamente dall’altoparlante del mio Samsung, è diventata colonna sonora ed energia negli ultimi 30 km della mia giornata, contribuendo a farmi spingere sui pedali prima che la sagoma del monte Velebit spegnesse l’ultima luce del giorno.

Ho dovuto usare questa forma di doping potentissima, per vincere la stanchezza, in questa giornata di solitudine e silenzio assoluto: come da programma, questa mattina ho abbandonato la costa e la Jadranska Magistrala, per spingermi nell’entroterra croato ed entrare in un altro mondo.

Appena sopra Split, un vento gelido e contrario mi ha ricordato che ormai siamo in novembre e, mentre lo contrastavo, facevo mentalmente la lista dell’abbigliamento invernale che, fino ad ora inutilmente, mi ero portato dietro in questo tour (pile, maglia invernale, gambali, giacca da bici con maniche lunghe, fuseaux in pile, copri pantaloni anti pioggia), sperando che fosse sufficiente per proteggermi.

Poi, per fortuna, la temperatura durante la giornata è tornata di nuovo piacevole ed è stato bellissimo pedalare su di una strada deserta e silenziosa, godendo nei tratti in pianura (chi pedala sa cosa intendo) dello scivolare silenzioso della bicicletta spinta a 35 km/h, velocità perfetta per gustare le sensazioni di questo mezzo fantastico.

Durante la sosta pranzo ho avuto la fortuna di fermarmi in una pizzeria a Knin: la migliore del paese, anzi, la migliore di tutta la Croazia. Questo a detta di Janjic, sedicente guida turistica locale che mi ha simpaticamente intrattenuto durante il pasto e si è prodigato di indicazioni sul percorso che avrei affrontato chiedendomi in cambio (senza successo) come ricordo del nostro incontro, qualcosa del mio “equipaggiamento”.

“Janjic, mi dispiace, ma quando si viaggia in bici tutto quello che si ha serve o può servire”.

Ha capito e ci siamo lasciati con la promessa che gli invierò via mail il selfie fatto assieme: che personaggio.

Qui a Gospić, dove passerò la notte, l’atmosfera è leggermente diversa rispetto a quella della costa.

Nell’appartamento i termosifoni sono accesi, in paese è forte l’odore del fumo delle stufe a legna e ho effettivamente dovuto indossare l’abbigliamento invernale per uscire di casa.

E mentre mangio čevapi in un fast food (l’unico locale aperto del paese), forse complice anche l’ottima birra Ozujsko, mi nascono nella mente domande su questioni esistenziali, come, per esempio, per quanti chilometri si possa pedalare dopo aver mangiato il polpettone del campione ungherese di kajak ascoltando gli AC/DC.Thunder!

Thunder!

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