Stefano Vietina, oggi al Miramonti con “Il ricordo e l’emozione”

Stefano Vietina intervistato da GOBelluno notizie (Luca Mares)

CORTINA D’AMPEZZO – “Grazie ingegnere, da vecchio e da Papa mi ha fatto salire sulla cima più alta della mia vita”. Giovanni Paolo II era appena giunto in cima al Monte Peralba, guidato da Gildo Tomasini, l’ingegnere bellunese che il Vescovo di Belluno-Feltre, mons. Maffeo Ducoli, aveva incaricato di programmare le gite montane del Papa polacco fin dalle prime vacanze del 1987. Era il 20 luglio 1988. Il Papa strizza l’occhio e gli dà una pacca sulla spalla a testimoniare la sua gioia.

E’ questo uno dei ricordi più toccanti del libro di Stefano Vietina “Il ricordo e l’emozione. A 30 anni dalle prime vacanze di Papa Giovanni Paolo II in Comelico e Cadore” (Arco edizioni, pagg. 180, euro 15,00).

Pagine in cui riecheggiano testimonianze ed aneddoti che, soprattutto se riportati a quell’epoca, hanno qualcosa di clamoroso. Trenta anni fa, infatti, c’era un Papa in Cadore. Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II, oggi Santo, che arrivò per la prima volta a Lorenzago l’8 luglio del 1987 e vi rimase, con sede nella villetta di Mirabello, fino al 14 dello stesso mese. Sette giorni che posero il Cadore all’attenzione del mondo, come mai prima. Poi vi tornò nel 1988, nel 1992, nel 1993, nel 1996 e nel 1998: ben sei volte, dunque.

A queste prime vacanze papali è dedicato il libro “Il ricordo e l’emozione” di Stefano Vietina che verrà presentato sabato 3 marzo, alle ore 18,00, al Miramonti Majestic di Cortina nell’ambito della Rassegna “Cortina Terzo Millennio” a cura di Rosanna Raffaelli Ghedina.

Il libro del giornalista Stefano Vietina parla proprio di quel primo soggiorno a Lorenzago, raccogliendo alcune testimonianze dirette, toccanti, emozionanti, espresse da persone semplici che all’improvviso si trovarono di fronte al Santo Padre. Come un’apparizione. E che, a distanza di tanti anni, raccontano con immutato stupore l’emozione di avere incontrato di persona un protagonista della Storia. In appendice contiene anche una sintesi in inglese, francese, spagnolo e tedesco e può essere richiesto all’indirizzo arcocomunicazione@gmail.com.

Papa Wojtyla con il suo pontificato aprì una stagione completamente nuova nella Chiesa: girò il mondo per evangelizzare, toccando ogni punto della Terra, senza mai fermarsi. E quando decise che era il tempo di riposare scelse il Cadore, perché amava profondamente la montagna, che aveva frequentato negli anni giovanili nella sua Polonia. In Cadore ed in Comelico ebbe l’opportunità di ritornare a contatto diretto con la natura, di contemplare i monti, di sostare nel fresco del bosco. Il panorama di queste Dolomiti cadorine gli era particolarmente congeniale, ed in particolare gli piaceva moltissimo la continua varietà del paesaggio: il prato, il pascolo, il bosco, le rocce, la neve, i corsi d’acqua.

Di questo parla il libro: del suo rapporto genuino, franco, pronto alla battuta con i cadorini e di questa contemplazione del creato che qui gli apparve in tutta la sua bellezza. Con un rapporto tutto particolare con il Monte Peralba, la cui scalata rappresentò il momento in cui, come mai prima, arrivò così vicino al cielo.

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