Piccoli: “Montagna beffata nella riforma”

BELLUNO – Sono 12 tra avvocati e professori universitari i sottoscrittori del documento sulla montagna predisposto dal senatore Giovanni Piccoli per dire di no al progetto di riforma costituzionale di Renzi. “La montagna ordinaria non è tutelata, chi sostiene il contrario dice una bufala”, afferma il senatore, forte del sostegno “tecnico” di molti giuristi provenienti da ogni parte d’Italia.

“Quella della riforma costituzionale è una partita politica ma soprattutto giuridica”, rimarca Piccoli.

Le firme apposte in calce al documento sono quelle di Maurizio Mistri (Studioso senior di Economia Internazionale presso l’Università degli Studi di Padova ), Daniele Trabucco (Università degli Studi di Padova e Unimed di Milano), Michelangelo De Donà (Università degli Studi di Pavia), Luca Azzano Cantarutti (Indipendenza Noi Veneto ed avvocato del foro di Rovigo), Fabio Marino (Università degli Studi di Padova), Ivo Iannace (Membro del Consiglio Direttivo di Direzione Europa), Orlando Del Don (psichiatra, Università Ludes di Lugano), Chiara Frare (avvocato del foro di Venezia), Roberta Dassie (Università degli Studi di Trieste), Carlo Vivaldi Forti (Istituto Universitario Svizzero), Franco Tamassia (Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale) e Raffaele Addamiano (avvocato del Foro di Belluno).

Nel documento si chiarisce come la Riforma Renzi-Boschi introduca semplicemente una forma di potestà legislativa ripartita tra Stato e Regioni ordinarie, prevedendo che per gli enti di area vasta “tenuto anche conto delle aree montane” lo Stato disciplinerà gli aspetti generali del loro ordinamento, mentre le Regioni quelle di dettaglio. Né più, né meno.

Considerato che le province – così come riviste dalla riforma Delrio del 2014 – non entrerebbero nella “nuova” Costituzione, il risultato è chiaro: Belluno potrebbe confluire in una qualsiasi area vasta, le cui competenze sarebbero affare di Stato e Regione con buona pace delle autonomie locali e di tutti i principi elementari di autogoverno.

“Tutto questo”, sottolinea Piccoli, “con l’aggravante che le Regioni a statuto speciale ne escono ulteriormente rafforzate, vedendosi blindata la loro autonomia con il potenziamento del principio dell’intesa”.

“Al Bellunese, così come a tutti i territori montani ordinari, servono competenze e risorse specifiche. Di questo principio generale di buon senso non c’è alcuna traccia in Costituzione. Anche per questo”, conclude Piccoli, “mi auguro che le bugie – grazie al voto degli elettori – possano avere i giorni contati”.

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1 Commento

  1. Molto analitica l’analisi del Senatore supportata da grandi ed illustri studiosi di varie discipline che vanno ad aggiungersi ad una miriade di avvocati e professori eletti in parlamento i quali da anni legiferano e governano il nostro paese in modo perfetto, impeccabile, privo di vizi, tra l’altro con sistema politico e produttivo invidiato da altri paesi europei; che sia proprio cosi?
    Guai pensare che a proporre degli studi di riforma costituzionale ci fossero persone con mansioni inferiori, si fa per dire, e magari prive di laurea del tipo: operai, contadini, casalinghe, disoccupati, analfabeti e via di seguito; sarebbe una perdita di tempo…ma almeno proviamo anche loro!!!
    Dal mio punto di vista personale sia le Provincie che le Regioni sono Enti inutili che hanno solo appesantito il debito pubblico creando al loro interno altri Enti che definire spreconi è dire ancora poco.
    Se da decenni questi sono i risultati su come governano questi Enti, allora convengo sul fatto che è meglio ritornare ai tempi di una volta dove lo Stato aveva avocato a se quasi tutte le competenze. Meglio sarebbe abolire anche le Regioni a Statuto Speciale e creare solo delle Macro Regioni da dividere in cinque grandi aree.
    Se diventare Regione autonoma significa avvantaggiare come sempre le solite categorie sociali che tutti ben conosciamo a discapito di altre: lavoratori dipendenti, pensionati, casalinghe, etc., ove in questi anni hanno subito gravi perdite economiche dovute dall’abolizione della scala mobile, da un’ambigua interpretazione dell’inflazione sempre al ribasso per non aumentare i redditi, da uno scandaloso cambio di valuta, da un’anarchia di aumento sconsiderato dei prezzi dei prodotti al consumo e dei servizi privati e pubblici, altro, qualcuno mi deve spiegare quali vantaggi porta l’autonomia Regionale per queste ultime categorie sociali.
    Questo per dire che votare si o votare no, non andare a votare o votare scheda bianca, in questo paese nulla cambierà perché sono cinquant’anni che si dicono sempre le stesse cose e si dicono sempre le stesse banalità.
    Con stima e simpatia: Antonio della Provincia di Treviso.

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