Giorgia Segato: “A spasso par al loc, un successo inaspettato”

BELLUNO – Un successo inaspettato che pone l’attenzione sulla necessità dell’uomo di ritrovare le proprie radici e vivere di esperienze semplici.

Pochi giorni fa mi è capitato sottomano un articolo che fatico a ritrovare, ma che avrei volentieri allegato a questo mio scritto.

L’articolo recitava: la vita (moderna, attuale) non è mai qui, mai ora. Differita, lontana nello spazio e nel tempo dal punto dove ci si trova a respirare, è una vita vissuta sempre altrove.

Questa è l’altra faccia della medaglia della tecnologia e degli smartphone, degli store on line, delle casse self service, delle banali macchinette del caffè e dei distributori di snack; cioè, l’uomo non è mai solo, ma non parla in realtà con nessuno, diventando un solitario di massa.

Che cosa fare dunque? Togliere. Togliere tutto quello che virtualmente ci permette di essere ovunque e tornare alla società, non troppo lontana, in cui non so nemmeno se ci si potesse permettere di sognare altri mondi e realtà. Non che mancasse la fantasia, credo mancasse il tempo. Tempo che era dettato dalla natura, dalle bestie, dalle fasi lunari, dai venti e dalle piogge, dalle secche e dalle giornate umide.

Il 23 aprile la comunità di Salce ha proposto “a spasso par al loc”, una camminata notturna dentro le vite del paese, dentro storie di fame, carestia, guerra, inondazioni, terremoti, Vajont, ma anche storie di fanciulli, di giovani sposi, di cori in festa, di soldati che tornano alle loro case.

E 191 persone hanno deciso di spogliarsi della vita virtuale e lasciarsi avvolgere dal calore delle vie che per molte ore hanno rievocato una storia che, dicevo in apertura, ha solamente 50-60 anni. Un passato non troppo lontano che tendiamo, però, a non ricordare.

Gli organizzatori hanno diviso i partecipanti in 4 gruppi che di mezz’ora in mezz’ora hanno cominciato il loro percorso.

La camminata è partita dal cortile di Villa Zaglio  tra le mura dei contadini dove ancora riconoscibili sono le stalle ed i fienili.

Tra i primi cenni vi è l’attuale Chiesa di San Bartolomeo che per molto tempo si è alternata alla Chiesa di San Pietro (sita a pochi metri). Due riferimenti fondamentali per la comunità, che ancora oggi tiene a raccontare e celebrare ogni anno.

Altro aspetto da tenere in considerazione è il fatto che la vita del paese ruotasse attorno al lavoro importante delle donne: la fontana antica, se del “lavatoio” era luogo di aggregazione per i fanciulli che si ritrovavano a correre e saltare mentre le madri lavavano i panni.

Le guide di Salce hanno narrato della lisciva, di come anticamente la cenere veniva bollita per ore in acqua e con un procedimento lungo diveniva il detersivo per il bucato lavato al fiume o nelle vasche ancora esistenti nel cuore di Salce.

Oggi, come 50 anni fa, la fontana è il luogo d’incontro e gioco dei piccoli di Salce che spesso, nel periodo estivo, provvedono a tenere pulita dall’erba e dal tempo che la segna inevitabilmente.

Al balcone di una vecchia casa le poesie di Luigina Tavi hanno rievocato proprio questi momenti di vita paesana.

A pochi passi si erge in tutta la sua bellezza Villa Giamosa, la cui cinta muraria comprende anche la chiesetta della Beata Vergine Annunziata, aperta per l’occasione ai visitatori.

La camminata è proseguita verso la Chiesa di San Pietro che più volte, nel corso dei suoi 300 anni, si è alternata a quella di San Bartolomeo e che spesso è caduta vittima del tempo ma sempre ricostruita o restaurata nella volontà di tenerla come parte importante della storia del paese. Ogni anno viene celebrata la messa di San Pietro e molti sono i fedeli legati all’intimità di questo luogo da cui si scorge un panorama unico.

La sorpresa per i partecipanti è stato il coro di Salce, entrato a sorpresa a incantare con due melodie, una sacra e l’altra scritta da un autore bellunese per narrare le vicende di un uomo costretto a lasciare le sue montagne.

Il bosco ha avvolto i partecipanti, soprattutto il gruppo che ha chiuso l’evento, che si è inoltrato in mezzo alla natura con le torce accese e la luna coperta.

Immense distese d’erba e boschi fitti, il rumore di ruscelli e cascate non troppo lontane e la presenza di alcuni flautisti di Salce che abbracciati dalla natura hanno reso ancor più magico e misterioso il cammino dei presenti.

E’ sul letto del Piave che Salce fa i conti con la storia, con la guerra, con l’uomo.

Due alpini ci aspettano cantando Il Piave e difficile è stato trattenere le lacrime per chi un figlio o un marito non l’ha più visto tornare; qui si celebra il sacrificio di alcuni e il ritorno di altri e si narra come Il Piave fu per un tempo l’inno nazionale della nostra Italia, prima che Mameli divenne ufficiale.

La camminata su questo grande letto ha portato i partecipanti ai ruderi di una casa di una famiglia che ancora oggi vive a Salce.

Si narra di un uomo che eresse una casa con tanti sacrifici, in tempi in cui acqua e corrente elettrica era un lusso inesistente.

Si narra del fiume dove le genti venivano a pescare i gamberi e le trote, un mercato a cielo aperto che dava cibo agli abitanti del paese.

Si narra del Vajont che nel 1963 non ha segnato solo la vita di chi viveva alle pendici del monte Toc, ma ha segnato anche chi ha visto il Piave gonfiarsi trascinando cadaveri e macerie. E in questa casa di Salce, il Piave gonfiato di morte entrò fino a segnarne i muri.

La gente del paese e i visitatori hanno proseguito il cammino fino ad una grande casa colonica. Ad attenderli La Compagnia del sorriso, il gruppo di teatro amatoriale di Salce che da anni inscena spaccati di vita popolare per raccogliere fondi pro asilo Carli.

E quale miglior racconto se non una storia d’amore tra un contadino e una ragazza che forse spera in un futuro migliore?

I campi, le vacche, i porzei, la monta, al formai, la puina… e le donne dai campi passavano a casa, chi a filare, chi a pulire, chi a far da mangiare.

Gli uomini che al rientro si fermavano in osteria per un po’ di vino e “quattro raggi” e i giovani contadini che cercavano moglie sperando che ettari di terra e molto bestiame fosse una carta buona da giocare per sposarsi quanto prima.

Perché è questo che offriva la nostra gente, questo è ciò che potevamo permetterci in un passato non troppo lontano.

Nessuna promessa oltre lo stare insieme.

Ancora qualche chilometro tra le strade sterrate e la camminata ha visto protagonista l’ultima tappa, l’ultimo scorcio di paese, il luogo in cui ognuno torna dopo il viaggio della vita. L’altra casa di Dio, se vogliamo, se davvero si torna dal Padre.

Il cimitero di Salce come ne L’Antologia di Spoon River racconta la vita delle persone sepolte qui e le personali riflessioni sul significato della propria esistenza si mescolano al canto di “Non al denaro, non all’amore, né al cielo” l’album di Fabrizio De André che è un libero adattamento delle poesie di Edgar Lee Masters e che valse all’artista, insieme alla traduzione de L’antologia, una laurea Honoris Causa in Letteratura Straniera consegnata dall’università di Losanna negli anni ’70.

Ma la vita del paese non è completa se a fine giornata non ci si trova attorno al tavolo per un pasto caldo. L’asilo Carli ha chiuso “A spasso par al Loc” con una buona minestra di orzo e verdure, la polenta e un po’ di salsiccia in umido.

Un pasto semplice, caldo e di grande bontà.

Si dice che il cibo abbia il potere di evocare in noi ricordi di un tempo; siamo certi che condividere la tavola sia stato il modo più bello per concludere una passeggiata su cui ognuno dei quattro gruppi ha investito tre ore del proprio tempo. Tempo, che è vero li ha riportati al passato e che in maniera virtuale li ha messi di fronte alla vita modesta di un piccolo paesino bellunese, ma ha permesso loro di farlo in maniera concreta, camminando, schivando la pioggia, guardando con i propri occhi la bellezza delle natura e delle costruzioni dell’uomo, toccando con mano la fatica, gli sforzi e l’impegno di una intera comunità.

Se vi è piaciuta restiamo d’accordo così: voi andate a prendere il “cura recie” mentre noi organizziamo l’edizione 2017…

(Articolo di Giorgia Segato)

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