Il Circolo Cultura e Stampa Bellunese festeggia Ippolito Caffi

Belluno

BELLUNO – Ippolito Caffi, mercoledì sera, è stato celebrato dai soci del Circolo cultura e stampa nel 150 anno della morte del grande pittore bellunese. Guidata dal giovane relatore Giorgio Reolon, dottore in Conservazione dei beni culturali, la platea riunita al ristorante “Al Borgo” dell’Anconetta ha potuto esplorare il variegato modo del Caffi. Ma prima di iniziare l’excursus sulla vita e la produzione dell’artista, il presidente del sodalizio, Luigino Boito, ha ricordato la figura del vice presidente Pasquale Osnato deceduto pochi mesi fa. “Pasquale – ha detto – era persona buona, amico fedele, figura di riferimento e di grande equilibrio. Era uomo di profonda fede religiosa e molto attento ai bisogni egli altri. Non lo dimenticheremo mai”.

Poi la parola è passata a Reolon che, in primis, ha sintetizzato in quattro punti la produzione di Ippolito Caffi: la dimensione del viaggio, l’Oriente, il paesaggio e la veduta, gli ideali risorgimentali e il fervore patriottico. Infatti la vita dell’artista è stata avventurosa fino alla morte che avvenne durante la battaglia di Lissa. Era il 20 luglio 1866, in piena epoca risorgimentale, e il pittore perse la vita sul “Re  d’Italia” che affondò e sul quale s’era imbarcato per ritrarre da vicino le vicende della guerra. Aveva 57 anni. Era nato a Belluno il 16 ottobre 1809.

Intanto sullo schermo scorrevano le immagini delle opere sia di Caffi e sia di artisti che in qualche maniera sono legate al pittore bellunese. Ma Ippolito Caffi era un autonomo, uno senza bottega. Era un giramondo. “Un pre-impressionista” come lo ha definito Reolon, che ha continuato: “Egli ispirava le sue tele ai pittori del 7/800, ma con la passione del paesaggio. Voleva conoscere il mondo e vivere le grandi emozioni. E  così fece. Era uno che osservava e che, con penna, acquerello o matita, riempiva taccuini e foglietti di impressioni e immagini di viaggio. Era quasi un reporter”.

Le sue pitture, è stato detto, grondano di luce: quella di montagna e della neve fino a quella del fuoco e della sabbia del deserto. Caffi vive nell’epoca delle prime colonie europee ed è in quel tempo che esplode l’egittomania. Egli quindi si reca in Africa e poi in Medio Oriente. L’Italia la gira in lungo e in largo per riprendere scorci e vedute, persino dall’alto con una mongolfiera. “Senza mai abbandonare gli ideali risorgimentali – ha sottolineato il relatore. – Era il vero artista dell’800, legato alla politica e ricercatore degli aspetti legati all’identità di un popolo per legittimare una Nazione”.

Giorgio Reolon ha quindi concluso ricordando che, non solo tele ed acquerelli, il cuore della produzione di Ippolito Caffi è la parte grafica.

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