Archeologia, prove della viabilità romana in provincia di Belluno

Immagine archivio (Eugenio Padovan)
Immagine di Eugenio Padovan
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AURONZO DI CADORE PASSO DI MONTE CROCE COMELICO – Tra le innumerevoli e controverse questioni aperte sull’esistenza d’insediamenti stabili nell’alta provincia di Belluno, quali le aree  del Cadore e  Comelico, anche se tra gli scettici c’è chi ancora mette in dubbio l’esistenza dei resti de municipi romani di Feltre e Belluno, rimane quella delle direttrici stradali antiche di attraversamento, da sud a nord e viceversa, del nostro territorio.

Con l’obiettivo di aggiungere qualche nuovo contributo alla conoscenza e per cercare di fugare, se possibile, qualche incertezza e lacuna conoscitiva abbiamo rintracciato delle pubblicazioni del professor Giovanni Gorini dell’Università di Padova.

Essendo esperto di monetazione preromana e romana egli nei suoi studi titolati “Il deposito di Serra Riccò e gli altri depositi dell’età del ferro in Italia settentrionale” e “Le monete greche e celtiche“ si sofferma su quelli che definisce i santuari di “frontiera” nei quali riconduce molti depositi del Triveneto.

Quindi del Veneto, Friuli e Trentino Alto Adige. Un rapido sguardo, alla cartina, ci mostra come tutti questi luoghi di culto si trovino in località di “confine “ tra il mondo celtico e quello prossimo.

Qui l’esempio del Veneto per il II –I sec. a.C., con il tracciato ideale che va da Campagna Lupia al Sud, ad Altino, Monte Altare (Vittorio Veneto), Lagole (Calalzo di Cadore) e Monte Calvario (Auronzo di Cadore) a Nord – ad avviso del Gorini-ne è un’eloquente dimostrazione.

Ebbene, pur tenendo conto della Stipe votiva di Lagole, è il caso di concentrare la nostra attenzione sul santuario di Monte Calvario che coincide, per fondazione, pienamente con la datazione del Gorini  II-I sec. a.C. pur dimostrando una continuità sino al periodo tardo antico e oltre. Su quest’altura che domina la vallata dall’Ansiei, si manifesta pienamente ciò che lo studio di Gorini fissa come delimitazione dell’area dei Veneti rispetto alle altre popolazioni della Rezia e del Norico costituendo un ideale confine, trovandosi a pochissima distanza dal Passo di Monte Croce Comelico.

E poiché la nostra riflessione si rivolge alle prove di esistenza di una strada romana dalla pianura veneta al Norico, ne abbiamo una prova indiretta costituita dal ritrovamento, avvenuto nella fase d’avvio degli scavi scientifici del Monte Calvario, dei primi anni duemila, di un obolo celtico del I sec. a.C. li giunto, probabilmente, dall’insediamento tardo celta-protoromano del Magdalensberg situato nell’allora Norico, oggi Carinzia.

Sono ribaditi, dunque, una volta di più, gli studi e ricerche sui collegamenti viari romani, del topografo cadorino Alessio De Bon, condotti eseguiti lungo questa direttrice sul finire degli anni trenta dello scorso secolo.

Partendo da Altino attraversando la provincia di Belluno e la Val Pusteria, territorio che, in epoca romana, era compreso nel Norico.

Di qui la deduzione che l’area del Passo di Monte Croce Comelico fosse zona di confine con tutte le implicazioni che ne discendono e che si è appena iniziato ad indagare.

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