Opening con l’arte a Casso

Immagine di archivio
L’esposizione che Gianluca d’Incà Levis ha allestito a Casso

ERTO E CASSO – Sabato 15 settembre, alle ore 17.00, si è inaugurato il Nuovo Spazio espositivo di Casso. L’ex scuola elementare, dopo 49 anni dalla chiusura, ha riaperto, con Bilico, prima mostra curata da Dolomiti Contemporanee.

Lo Spazio finalmente pieno, vivo, attivo, per la prima volta, dopo quasi mezzo secolo. 500 persone son salite fino al piccolo paese di Casso, per la strada stretta e erta, con le navette, a vedere.

All’inaugurazione hanno presenziato diversi amministratori e autorità: il Sindaco di Erto e Casso, Luciano Pezzin, che ha affidato a Gianluca D’Incà Levis l’incarico di gestione dello spazio. Rappresentanti della Regione Friuli Venezia Giulia, della Regione Veneto, della Provincia di Pordenone, politici, amministratori, i sindaci della vallata. Dopo la benedizione dell’opera da parte di Don Gabriele Bernardi, il Sindaco ha proceduto al taglio del nastro. Curatori e artisti e galleristi e giornalisti venuti da tutta Italia. Denis Viva, Daniele Capra, Nazario Zambaldi, Giordano Raffaelli tra gli altri.

Lo Spazio, di cui da poco è stato ultimato il restauro, a cura dell’architetto Valentino Stella, è stato dunque reso alla collettività.

Quest’architettura, come abbiamo già avuto modo di dire, è uno degli elementi di particolarità che rendono questo luogo speciale, caratterizzato in modo forte e unico.

Gli altri elementi sono la sua storia, l’ambiente esterno, quello naturale, montano, e quello segnato dall’uomo. La posizione stessa dell’abitato di Casso, e il rapporto tra il volume architettonico e l’estetica del Nuovo Spazio e il vecchio paese.

Il progetto di gestione permanente dello Spazio è un ragionamento culturale d’apertura, che lavora su tutti questi elementi caratterizzanti.

L’arte contemporanea è il modello di ricombinazione e attivazione. Che rifiuta la stagnazione. L’arte, nel pensiero e nell’azione, porta rinnovamento: in un luogo ancora così segnato da tragedia e morte, si vuole in questo modo portare un moto. La memoria del passato non può arrogarsi il diritto di divenire il destino, l’identità, del presente.

E’ necessario produrre immagini nuove, per questi luoghi, che non ne hanno prodotte più, negli ultimi 50 anni, oltre a quella, perennemente replicata, del Vajont. L’arte indaga tutto, passato e presente e futuro: ma va avanti: è una spinta ad andare oltre, a non fermarsi.

Sabato, è stata dunque inaugurata la prima mostra pensata per questo spazio.

I quindici artisti in mostra hanno elaborato le proprie opere partendo da suggestioni e temi legati alla storia, all’ambiente, ai diversi focolai di disequilibrio presenti in quest’area critica, complessa, stimolante, verticale.

Una performance musicale artistica, suono, percussioni, rasaerba, demolitore, gambadidonna in shake amplificato, ha traghettato l’esposizione oltre il bilico del crepuscolo (il moro e il quasi biondo + michele bazzana + estemporanea intrusione rumoristica di gianluca d’incà levis e marco di giovanni, agli utensili elettrificati). Lo spazio acceso di notte, era incendiato di vita, un’onda positiva, a dire, dopo il lungo silenzio.

La mostra sarà visitabile fino al 4 novembre.

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