Fabio De Mas a 4015 metri sul Dome de Rochefort

Fabio De Mas in cima al Dome de Rochefort a 4.015 metri
Fabio De Mas in cima al Dome de Rochefort a 4.015 metri (Francesco Fazzi)

MONTE BIANCO – Approfittando delle previsioni meteo che promettevano bel tempo stabile per tre giorni, accompagnato dall’amico e guida alpina Francesco Fazzi, ho provato ad effettuare l’attraversata della cresta di Rochefort cresta ovest delle Jorasse, una delle vie più belle di tutte le alpi, una cresta indimenticabile che permette di toccare ben otto quattromila (Dente del Gigante 4014 metri; Aguille de Rochefort 4001 metri; Dome de Rochefort 4015 metri; Punta Margherita 4065 metri; Punta Elena 4045 metri; Punta Croz 4110 metri; Punta Whymper 4184 metri; Punta Walker 4208 metri) e che necessita, oltre che di una perfetta condizione fisica e di tempo stabile, di due giorni di grande impegno con un pernottamento al bivacco Canzio (3818 metri di quota).

Dopo essere giunti la sera al rifugio Torino (3375 metri), il giorno dopo siamo partiti alle ore 05.15 in direzione del Dente del Gigante (foto 1), la cui base abbiamo raggiunto dopo due ore e mezza.

Rinunciato a salire il Dente per questioni di tempo, abbiamo proseguito aggirandolo e percorrendo la fantastica e affilata cresta di Rochefort (foto 2-3-4-5) che diviene via via meno impegnativa raggiungendo dopo tre ore e trenta l’Aguille de Rochefort (4001 metri foto 6).

Qui si conclude un itinerario classico e ben frequentato, mentre noi abbiamo proseguito per il filo di cresta, a volte nevosa a volte di roccia, per arrivare dopo cinque ore al Dome de Rochefort (4015 metri foto 7 e 8 bis). Da qui la via diviene ancora più impegnativa con passaggi molto aerei e mai banali (foto 11-12-13) che hanno messo a dura prova la mia attenzione e soprattutto quella di Fazzi costretto a acrobazie e mosse ingegnose per garantirmi le protezioni necessarie. Dopo nove ore siamo arrivati al bivacco Canzio (foto 14).

Il giorno dopo il programma prevedeva di attraversare la cresta ovest della Jorasses (foto 9). Tuttavia ho preferito rinunciare in quanto la ritengo una via incredibilmente dura, impegnativa e lunghissima. Le ore previste per giungere alla punta Walker sono tra le 10 e le 12, la via si snoda sempre sul filo dei 400 metri ed è classificata come difficile e presenta passaggi di arrampicata di V grado in un ambiente davvero severo. A tutto ciò bisogna aggiungere la discesa dalla punta Walker attraverso la, certamente non banale, normale delle Jorasses che prevede numerose calate in doppia e un tempo di percorrenza di circa quattro ore per giungere al rifugio Boccalatte quest’anno non custodito.

Vedendo due alpinisti che alle ore 20 stavano ancora scendendo verso il Boccalatte nel bel mezzo del ghiacciaio, ho compreso la difficoltà dell’impresa e ho preferito accontentarmi della bellissima traversata compiuta. Certo le condizioni ambientali e meteo erano molto buone e io fisicamente stavo bene, forse solo a livello mentale non ero pronto per affrontare una prova così impegnativa.

Così dopo aver pernottato al bivacco (foto 15) il giorno dopo siamo scesi grazie a ben 16 doppie di 20-30 metri l’una, davvero spossanti, sul ghiacciaio sottostante dove abbiamo raggiunto il tratto terminale della normale delle Jorasses e siamo tornati a fondovalle passando davanti al Boccalatte, arrivando in Val Ferret dopo sei ore di cammino.

Che dire? Ritengo che almeno la cresta di Rochefort debba assolutamente fare parte del curriculum di ogni alpinista, perché è davvero mozzafiato per bellezza. E’ aerea, affilata, ma non difficile e presenta un panorama eccezionale che spazia dal vicino Monte Bianco al Cervino, passando per il rosa e terminando con il gran paradiso, per ricordare solo le cime più famose.

Una via davvero emozionante che ragala grandi soddisfazioni. (Fabio De Mas)

Alcune fotografie della spedizione, realizzate da Fabio De Mas e Francesco Fazzi:

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Di seguito la relazione tecnica della guida alpina Pier Mattiel.

Note Generali: Salita in ambiente, lunga e mediamente difficile, dove è richiesta una buona dose di esperienza d’alta montagna e una progressione sicura su cresta sia nevosa che rocciosa; a seconda del periodo di effettuazione si possono trovare molti tratti ghiacciati o di verglass sulla roccia, che possono rendere le cose più complicate del previsto. E’ necessario intraprendere la salita solo con ottime condizioni, sia della montagna che meteo, inoltre è necessario un buon allenamento alla fatica, perché, pur non presentando dislivelli importanti, lo sviluppo è notevole così come le difficoltà, mai banali.

I tempi di percorrenza sono molto variabili e legati all’esperienza sul terreno; a mio parere una buona cordata dovrebbe arrivare al bivacco Canzio intorno alle 15-16 partendo da Courmayeur con la prima funivia, ed il giorno dopo alle 15-16 sulla punta Walker partendo alle prime luci dell’alba.

Dove sono indispensabili corde doppie, gli ancoraggi ci sono, ma sono quasi sempre su spuntoni, quindi prevedere cordini di ricambio, lungo la via troviamo alcuni chiodi soprattutto nella zona del versante ovest della punta Young, fare attenzione che alcuni possono portare in errore.

Il bivacco è in ottime condizioni, non occorre sacco a pelo, ma serve il fornello e pentolino.

Relazione: Dal colle del Gigante (rif. Torino) si risale il facile ghiacciaio in direzione della dorsale che porta alla base del Dente del Gigante, si attraversa una facile crepaccia terminale e si sale per sfasciumi lungo lo sperone non molto evidente che porta alla “Gengiva” alla base del Dente del Gigante. Questo tratto è molto frequentato, quindi porre attenzione alla caduta di sassi, scegliendo l’ itinerario meno esposto.

Da qui in poi, la cresta diventa nevosa e molto affilata, con andamento quasi pianeggiante si superano alcune cime minori fino alla base della piramide sommitale dell’Aig. de Rochefort, si sale per rocce rotte fino alla vetta, (utili ma non indispensabili un paio di tiri di corda). Sulla cima dell’ Aiguille de Rochefort m. 4001, finisce l’ itinerario classico e molto frequentato denominato “Cresta di Rochefort”.

Dalla vetta per facile pendio nevoso scendere ad un colletto, qui incominciano le difficoltà in quanto molto difficilmente si troveranno tracce davanti a noi. Salire tenendosi il più possibile sul filo di cresta, che dapprima si presenta nevosa e poi rocciosa. Man mano che si sale la cresta diventa sempre più ripida ed esposta, con la roccia talvolta delicata, e possono essere necessari alcuni tiri di corda per raggiungere al vetta del Dome de Rochefort m. 4015. Scendere tenendo ancora il filo di cresta oppure se necessario abbassarsi leggermente sul lato nord (Chamonix), fino a che la cresta diventa nuovamente nevosa: questo tratto è molto esposto e la roccia sovente delicata.

Ora seguire il filo di cresta ancora molto esposto in direzione della calotta di Rochefort. Prima di raggiungerla la cresta diventa nuovamente rocciosa e affilata, ma la roccia ora è solida e ben appigliata; traversare scavalcando alcuni gendarmi (utili ma non indispensabili un paio di brevi corde doppie), quindi pervenire sulla bellissima cima della Calotta di Rochefort m. 3974. Proseguire ancora lungo il filo, fin sulla verticale del colle delle Grand Jorasses, piegare a sx e con diverse corde doppie scendere in pieno sul versante nord fino a raggiungere i pendii nevosi del colle, poi in breve al bivacco Canzio m. 3825.

Dal colle inizia la parte tecnicamente più difficile, dove troviamo alcuni tiri di 4° grado per scalare il versante ovest della punta Young; ci sono anche alcuni chiodi in posto.

Dal colle salire lungo il breve pendio nevoso fino alla base di un enorme spaccatura che scende dalla cima Young, salire solo un breve tratto lungo la spaccatura ( 10-15 m.) per poi traversare a sx e scalando alcune placche (4°), puntare alla base di una evidente fessura che taglia la parete da dx a sx, salire lungo la fessura (4°) per un paio di tiri fino a che la parete si appoggia leggermente. Fin qui la parete è solida e generalmente ben asciutta (se si sceglie bene il periodo per fare la salita), nel tratto successivo la roccia invece è delicata ed è probabile trovare un po’ di neve. Da qui non continuare diritti anche se si vedono in alto delle fettucce, ma salire traversando progressivamente verso sx fino ad una specie di rampa, che sale obliqua ancora verso sx, e seguirla fino al suo termine sopra un pulpito. Ora non farsi ingannare da alcuni chiodi che salgono diritti, ma traversare ancora a sx, scendendo leggermente fino a entrare in un diedro, all’ apparenza difficile, in realtà semplice (3°) ed in breve raggiungere le cresta. Ora per rocce rotte si sale sulla vetta Young m. 3996, oppure se non si vuole andare in cimaè possibile traversare puntando ad un colletto che si raggiunge tramite una corda doppia. Questo colletto si trova tra la P. Young e la P. Margherita. Qui l’ ambiente si fa molto severo, sospesi tra la parete nord ed il versante sud delle Grandes Jorasses.

Dal colle scendere sul versante sud con una o due corde doppie, fino ad incontrare una fessura orizzontale larga un pugno che traversa la parete verso dx, seguirla (4°) puntando ad un colatoio esposto a ovest che sale verso la punta Margherita. In verità non è molto facile individuare questa fessura scendendo in doppia, per cui ci sono ottime probabilità di scendere troppo: in questo caso si può raggiungere una caratteristica placca incisa da una piccola fessura e da qui salire diritti fino ad incrociare la fessura menzionata prima. L’ importante è non scendere troppo, perché poi diventerebbe veramente complicato togliersi dai guai.

Raggiunto il colatoio risalirlo direttamente, roccia marcia e ghiaccio, oppure tenersi sul suo fianco dx (salendo) fino ad un colletto posto su di una cresta secondaria sul versante sud della punta Margherita. Da qui non salire troppo direttamente ma spostarsi a dx (direzione est) fino alla base di un evidente diedro, oltrepassarlo, traversando ancora a destra, fino ad un altro diedro, quindi scalarlo per un paio di tiri (4°) fino a rimettere piede sulla cresta principale delle Grandes Jorasses. Da qui si arriva in breve alla vetta della Punta Margherita m. 4065 che si trova appena indietro, rispetto al nostro senso di marcia.

Ora non ci sono più possibilità di sbagliare, si segue fedelmente il filo di cresta, veramente molto affilato ed esposto, tanto che a tratti bisogna addirittura appendersi con le mani. Dapprima in discesa e poi in salita si raggiunge la vetta Elena m. 4045, (passaggi di 3° se si fa ben attenzione, non sono necessarie corde doppie), per poi scendere sempre lungo il filo, ancora molto affilato, fino ad un colletto.

Da qui tenendosi sul versante sud aggirare alcuni gendarmi su roccia mediocre, poi la cresta si allarga e per facile cammino si perviene ad un altro colle che si raggiunge con una breve discesa (panorama mozzafiato sulla parte nord). Ora le cose sembrano complicarsi ma in realtà si scopre che salendo in pieno sul versante sud, le difficoltà sono limitate e con alcuni tiri di corda (facoltativi) si raggiunge la Punta Croz m. 4110 .

Ora il percorso è molto facile ed evidente fino alla vetta Whymper m. 4184. Poi, seguendo ancora il filo di cresta, che torna ad essere completamente nevoso e con un solo breve tratto ripido ed esposto, si scende sul colle (attenzione ai crepacci) e da qui senza difficoltà fino alla vetta Walker m. 4208 

Per la discesa, agli alpinisti veloci e ben allenati consiglio la discesa dalla cresta delle Hirondelles fino al rif. Gervasutti, difficile e lunga, ma che permette di completare una delle più belle traversate delle Alpi.

Altrimenti, considerato che, ben che si vada, si può arrivare sulla vetta Walker intorno alle 15 – 16 del pomeriggio, si può scendere dalla via normale sul rif. Boccalatte, itinerario che pur non presentando grosse difficoltà non deve essere assolutamente sottovalutato.

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