Che c’entra il 2 giugno con il terremoto o la crisi?

Michele Carbogno
Michele Carbogno (FB)

BELLUNO – Che c’entra il 2 giugno con il terremoto o la crisi? Questa è la domanda che mi pongo leggendo le tante opinioni, anche di politici autorevoli, che vorrebbero annullare le celebrazioni della festa della Repubblica.

Diversamente da loro io ritengo che è proprio nei momenti di difficoltà che una Nazione deve sentirsi maggiormente unita; e tale legame, che si dimostra in un forte spirito di collaborazione, si può, anzi, si deve far sentire anche attraverso celebrazioni che inneggiano allo Stato e alla sua struttura costituzionale.

Un segnale di sobrietà, vista la situazione economica generale e i lutti che hanno colpito il territorio, appare invece doveroso, ma senza eccedere nemmeno in questo: che Stato è uno Stato che non può permettersi nemmeno di celebrare la sua nascita una volta all’anno?! E’ come se qualcuno, per festeggiare il giorno del proprio compleanno, noleggiasse un immenso teatro, con decine di inservienti e centinaia di invitati, e poi risparmiasse sulla torta… o la festa la fai o non la fai! Viceversa, se si vuole puntare veramente al risparmio, forse ci sarebbe da ragionare sull’opportunità di mantenere o meno il 2 giugno come giornata festiva: questo sì comporta costi alti per lo Stato, non certo il dover transennare la capitale per la parata o scegliere di far sfilare le forze armate in regime ridotto.

Non vorrei invece che, dietro il paravento del terremoto o della crisi, nel chiedere l’annullamento delle celebrazioni del 2 giugno in realtà ci fosse un malcelato sentimento antimilitare di ritorno, cosa che personalmente riterrei inaccettabile. Questa festa infatti deve rappresentare anche il legame tra forze armate e cittadini, come espressione di una popolo unito che si riconosce attraverso simboli come la bandiera e l’inno nazionale, simboli che non possono tornar utili solo quando gioca la nazionale di calcio. (Michele Carbogno)

2 Commenti

  1. Caro sig. Michele, le mando un commento da Roma. Io non sono contrario alla sfilata, di più!! Ciampi durante la precedente crisi economica l’aveva eliminata ed il buon democristiano-comunista-napoletano Giorgio l’ha ripristinata. Forlani, anche se purosangue democristiano, nel ’76 l’annullò a causa del terremoto del friuli ed oggi che ci stanno sbomballando i maroni da più di un anno con la crisi, i parlamentari (incapaci!) non rinunciano ad un centesimo dei loro privilegi, ci aumentano la benzina, ecc. invece di inviare tutto quel personale nei luoghi del terremoto, li facciamo sfilare,festeggiamo, spendiamo quei 3-4 milioni d’euro, chiediamo un sms da 2 euro ai soliti coglioni, l’importante è mandare un segnale di unità nazionale??!!! Caro Carbogno, forse lei è sordo come Napolitano, E’ TUTTO IL PAESE CHE NON VUOLE LA SFILATA!!

  2. Signor Mario, rispetto la sua opinione (anche se mi piacerebbe che le persone si firmassero con nome e cognome), ma mi consenta di ritenere le sue parole pura demagogia.
    A parte che fu proprio Ciampi a ripristinare la festa del 2 giugno una volta diventato presidente (ma non e’ questo comunque l’aspetto che ci deve maggiormente interessare), io credo che siano ben altri i costi da tagliare e su cui lo Stato deve ragionare… la festa della Repubblica e’ la festa dell’Italia, del tricolore, dell’orgoglio nazionale e questo deve essere tanto più forte proprio in momenti difficili come quello attuale.
    Cordialmente
    M C

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