Presentato il nuovo libro di Sergio Tazzer

Sergio Tazzer
Sergio Tazzer

BELLUNO – Rivalutare il sito delle miniere della Valle Imperina è possibile e doveroso. Fonte economica dell’intera vallata agordina un tempo, oggi potrebbe ritornare ad esserlo se rivalutato dal punto di vista turistico. Quello che si è fatto fino ad oggi per ripristinare gli antichi edifici, le officine e i sentieri circostanti, non è bastato per far decollare il turismo in Valle Imperina.

Il Parco delle Dolomiti Bellunesi, che ha in gestione le strutture, non fa ciò che ci si sarebbe aspettato. Questo monito è venuto da Giuliano Laveder, presidente del Club Unesco di Rivamonte Agordino, che, intervenuto all’interno della conferenza stampa di presentazione del libro “Canòpi e nobilomeni. Storia e miniere nell’Agordino” di Sergio Tazzer, ha suscitato questo spunto di riflessione in tutti i presenti.

Riportare alla grandezza e allo splendore di un tempo le miniere della Valle Imperina, certo non è facile, dato che, come ha raccontato l’autore del libro, il giacimento a pochi chilometri da Agordo fin dal ‘400 era diventato il più importante fornitore di ferro e rame della Repubblica di Venezia. Ma uno sforzo in più, da quanti si occupano della gestione del sito, anche l’autore lo auspicherebbe.

Ridare alla vallata agordina e, con essa a tutti i siti minerari che fecero grande Venezia (dall’Agordino, allo Zoldano, per passare ad Auronzo e al Tarvisiano), il meritato riconoscimento della loro importanza storico-economica per il territorio montano, è uno degli obiettivi del libro, insieme a quello di stimolare le popolazioni di montagna a rivalutare i luoghi dando, così, nuova dignità anche alla gente.

Tazzer ha presentato il suo lavoro il 24 maggio a Belluno nel giardino del ristorante “Al Borgo”. Una ricerca storica partita dal Bellunese e sviluppatasi fino alla Boemia, luogo da dove giunsero numerosi minatori, i canòpi, che in Val Imperina vennero a lavorare e che, poi, si insediarono dando origine a numerose famiglie e cognomi bellunesi, tra cui quello di Tazzer. L’autore ha, infatti, aperto la presentazione del suo nuovo lavoro con un ricordo del suo cognome, punto di partenza da cui è scaturita questa ricerca storica.

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