Un successo l’escursione archeologica al Pian de la Gnela

Un momento della visita (E. Padovan)
Un momento della visita (E. Padovan)

PIEVE D’ALPAGO – Ha ottenuto pieno successo l’escursione archeologica alla necropoli preromana di Pian de la Gnela del pomeriggio di domenica 20 maggio.

Infatti, sono state diverse decine i partecipanti di varie fasce d’età che hanno seguito con attenzione il percorso tracciato predisposto dagli archeologi che ora stanno compiendo nella zona un periodo d’indagine, le spiegazioni di Michele Bassetti responsabile della Società Cora e del presidente del Circolo Amici del Museo dell’Alpago.

I due esperti hanno illustrato con argomentazioni scientifiche e tabelloni esplicativi: le tecniche di scavo, che hanno consentito di documentare e mettere in luce, sinora, una decina di tombe nei due settori in cui è articolata la necropoli. Sono state descritte pure le tecniche di costruzione delle cassette litiche, dove erano poste, dopo la cremazione del defunto, le urne bronzee cinerarie con le ceneri e i ricchi corredi funeri, l’escavazione della fossa lungo il declivio e la disposizione delle lastre di arenaria gialla prelevate in una cava situata, probabilmente lungo l’alveo del torrente Tesa che corre, nel fondo valle, a poca distanza.

Tra gli interrogativi posti dai visitatori, quello riguardante la strana posizione della necropoli e, quindi, pure dell’abitato, non ancora scoperto, così lontano dagli attuali in un sito posto a oltre 900 metri di altitudine, che potrebbe essere ritenuto disagiato anche se non proprio inospitale vista la bellezza ambientale presenza di pascoli e di terreni coltivabili insieme con la ricchezza d’acqua tutte caratteristiche fondamentali per la sopravvivenza delle comunità di quel periodo databile tra il VII e V sec. a.C.. E, infatti, analizzando i preziosi corredi delle tombe si è compreso come una delle figure di spicco fosse la lavoratrice della lana.

A questa figura femminile si collegano, mediante lo studio e valutazione degli oggetti di corredo,  vivaci scambi, transazioni commerciali e contatti culturali di ampio raggio che ci portano dai territori sloveni, friulani, trentini, del medio adriatico sino a quelle del comasco non dimenticando quelli nord-alpini rintracciati nella famosa situla istoriata posta in luce nell’agosto del 2002 nell’ambito del settore uno.

Fino alla fine maggio, gli archeologi della Cora di Trento con la direzione scientifica della Soprintendenza archeologica del Veneto proseguiranno le ricerche stratigrafiche nel settore due grazie ai finanziamenti regionali e quelli stanziati dall’amministrazione comunale di Pieve guidata dal sindaco Umberto Soccal che ieri ha partecipato alla visita con un assessore. (Eugenio Padovan)

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