Francesco Orzes: “Biblioteca e futuro, in una parola giovani!”

Belluno, piazza dei Martiri
Belluno

BELLUNO – Sessanta persone, tre interventi e un solo futuro a cui pensare: quello di Belluno. È stato un meraviglioso pomeriggio quello di sabato pomeriggio, passato a raccontare e progettare un’altra biblioteca, un’altra politica e un’altra Belluno. Francesco Orzes, ventenne candidato al consiglio comunale e promotore dell’incontro, insieme agli altri giovani del partito, a Claudia Bettiol e al direttore della biblioteca Giovanni Grazioli, ha dato vita a un’interessante e partecipata ora di proposte e idee concrete. Non costruite sulla carta velina delle campagne elettorali, bensì studiate a tavolino, rapportare ai costi, contestualizzate alla realtà cittadina e ottimizzate sulla base delle forze in campo.

Orzes. «Guai smettere di credere nella politica – sottolinea Francesco all’inizio del suo intervento – La politica è lo strumento che abbiamo per cambiare ciò che non ci va più bene, a partire proprio dal come farla. Politica è mettersi in gioco per mettersi al servizio degli altri. Il primo passo? L’ascolto. Ascoltare le esigenze della società per poi trovare soluzioni gestendo al meglio le risorse a disposizione. Ecco cosa deve tornare a essere la politica. Noi giovani attraverso la politica vogliamo far vivere e dare una forma alla speranza e alla forza di agire su quei punti deboli che non basta continuare a indicare e  criticare. Vogliamo “fare”! I giovani sono sempre stati all’opposizione, ora basta. Bisogna reclamare spazio e opportunità. Preferiamo rischiare di essere degli illusi a 20 anni che disillusi a 40». Poi, finite le convinte presentazioni, ecco il futuro della biblioteca. «Niente progetti campati in aria, bensì sostenibili e attuabili. Sappiamo che i soldi non ci sono, ma possiamo comunque iniziare a lavorare subito. Uno dei problemi è quello degli orari, con gli universitari che trovano la biblioteca sempre chiusa al mattino. Bisogna ripensarli confrontandoli con le esigenze anche dei fuori sede, garantendo in determinati periodi dell’anno (dicembre, pasqua, periodo estivo) l’apertura mattutina. Non potendo però assumere nuovi dipendenti, poiché per il 2012 il patto di stabilità è già stato sforato, per il primo anno proponiamo di appoggiarci al volontariato culturale e di sottoscrivere convenzioni con le università, facendo della biblioteca di Belluno uno dei posti in cui poter effettuare tirocinio». «Un’altra urgenza è il Wi-Fi – continua Orzes – che va allargato all’aula studio e garantito con più continuità e stabilità. Un altro progetto che intendiamo far partire subito poi è quello dello studio assistito, attraverso cui gli universitari con le dovute competenze si mettono a disposizione degli studenti bellunesi, creando una rete con le scuole, per garantire lezioni di recupero; un modo per sostenere gli universitari stessi e allo stesso tempo venire incontro alle famiglie che non si possono permettere lezioni private». «Chiudendo con la struttura e gli spazi – termina Orzes – crediamo che il polo espositivo debba essere spostato, ripensandolo magari a Palazzo Bembo, restituendo l’intera Crepadona alla biblioteca. Il cui patrimonio, oggi, non è consultabile perché ammucchiato nei magazzini proprio per mancanza di spazio».

Grazioli. «È la prima volta, credetemi, che viene organizzato un evento pubblico sulla biblioteca – assicura il direttore della biblioteca Grazioli – Ed è anche la prima volta che un candidato sindaco e la squadra volendo parlare e lavorare per la biblioteca si confrontano e collaborano con i professionisti che operano nel settore». «I problemi esistono, si fanno sentire – continua Grazioli – e vanno dai pochissimi dipendenti alla triste realtà che da due anni non è più stato investito un euro nell’aggiornamento di libri e periodici. La Crepadona deve tornare a essere il luogo della biblioteca e Belluno deve tornare a essere città capofila nel Veneto, in Italia e in Europa per i progetti didattici».

Bettiol. «Immagino la biblioteca come una piazza del sapere – sostiene la candidata sindaco del PD nel suo intervento – come un luogo di aggregazione; una ricchezza in cui investire, come fece la scorsa amministrazione provinciale, e non da dimenticare e distruggere come ha fatto la giunta Prade». «Con la cultura, a differenza di come la pensa qualcuno – chiude Claudia Bettiol –  si crea lavoro. Pensare e dedicarsi alla cultura vuol dire intervenire oggi investendo sul domani».

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