Carbogno: “I politici italiani e la sindrome del giorno dopo”

Michele Carbogno
Michele Carbogno (FB)

BELLUNO – Eravamo nel 1992 quando, in piena campagna elettorale, scoppiò lo scandalo di Mario Chiesa, caso frettolosamente liquidato dall’allora lider maximo del Psi Craxi con l’ormai celeberrimo epiteto “un mariuolo isolato”.

Sappiamo quel che successe poi, con tangentopoli e con l’implosione della politica partitica che peraltro si affrettò, oltre che a bypassare nel giro di pochi mesi il risultato referendario che aboliva il finanziamento pubblico con l’introduzione della legge sui rimborsi (aprile-dicembre 1993), anche a cambiare nomi alle varie sigle per dare rinnovata verginità alle solite vecchie facce (primavera 1994).

Caratteristica di allora fu che, soprattutto all’interno delle segreterie dei partiti, non ci si accorse che l’aria stava cambiando e non si seppe leggere nella pancia degli elettori, che ne approfittarono per alcune solenni bastonate, anche se, viste col senno di poi, dallo scarso effetto pratico.

Negli ultimi anni pare infatti che le cose non siano granché cambiate: le case di Scajola, di Fini o l’albergo di Malinconico… a loro insaputa; i turbamenti di Bersani per Penati; i bilanci di Lusi e di Belsito e le spavalderie del Trota… ovviamente all’insaputa dei segretari Rutelli e Bossi…

E visto che due, tre, quattro indizi incominciano ad essere prova, ecco in questi giorni il colpo d’ala: gli esponenti di tutto l’arco costituzionale affrettarsi a dire che va riformata la legge sui rimborsi elettorali. Ma come?! Per vent’anni nessuno si è accorto che, grazie a quelle leggi, si potevano compiere operazioni un po’ strane tipo mettere a riposo in qualche paradiso fiscale milioni e milioni di euro senza utilizzarli invece, come sarebbe stato giusto, sul territorio? Ci voleva l’esplosione dei casi Lusi e Belsito per scoprire il segreto di pulcinella, ovvero che i bilanci erano taroccati?!

Oggi più che mai siamo di fronte a una politica esclusivamente autoreferenziale e avvitata su se stessa, rinchiusa dentro un recinto dalle alte staccionate dove i vari puledri non capiscono se e cosa ci sia oltre quel recinto.

Una politica che non riesce a dare risposte ai desiderata della popolazione e a cui i cittadini, stanchi e disincantati, non credono più, avendo capito che vent’anni di storia non hanno insegnato un granché, anzi. Per questo alle prossime elezioni, aldilà di quante bandierine la sinistra, la destra o il centro riusciranno a mettere su qualche comune, a vincere saranno mestamente i delusi e l’astensionismo. (Michele Carbogno)

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