Paul Bhatti ricorda a Belluno il fratello Shahbaz a un anno dalla morte

Il sito internet della Diocesi di Belluno - Feltre
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BELLUNO – Paul Bhatti, consigliere speciale per le minoranze del presidente pachistano, Asif Ali Zardari, è domani sera al Centro diocesano «Giovanni XXIII» di Belluno per ricordare il fratello Shahbaz Bhatti, «martire della giustizia e della fede in Pakistan». Questo il tema dell’incontro, aperto a tutti e con ingresso libero, alle ore 20.30 di sabato 17 marzo.

Era il 2 marzo 2011 quando Shahbaz Bhatti, ministro pachistano per le minoranze, veniva ucciso ad Islamabad con ventisei colpi di kalashnikov. Shahbaz era l’unico ministro cattolico del governo del Pakistan. Dopo un altro fatto di sangue, ovvero l’uccisione del governatore del Punjab, Salman Taseer, un musulmano moderato che aveva osato prendere le difese di Asia Bibi, una donna cristiana tuttora detenuta ingiustamente per questioni religiose nelle carceri pachistane, Shahbaz sapeva di essere nel mirino degli estremisti e non smise di impegnarsi per la difesa delle minoranze discriminate, cioè tutte le minoranze religiose del Pakistan. Il giorno in cui fu ucciso era stato lasciato senza scorta. Si scrisse poi sui giornali che era morto per una questione familiare, privata, ma il gruppo terroristico che lo uccise, i Tehrik-i-Taliban-Punjab, rivendicò l’attentato e disse: «Questa è la punizione per un uomo maledetto».

Nel Testamento spirituale Bhatti testimoniò le radici profonde del suo impegno a favore per le minoranze, intese prima di tutto non come gruppi con caratteristiche e diritti propri, bensì come persone deboli e oppresse. In quel testo, quasi una prefigurazione del suo destino, Shahbaz Bhatti scriveva «Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora, in questo mio sforzo e in questa mia battaglia per aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan, Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita. Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese».

«Molte volte gli estremisti hanno cercato di uccidermi e di imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia… Io dico che, finché avrò vita, fino all’ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri… I passi che più amo della Bibbia recitano: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”. Così, quando vedo gente povera e bisognosa, penso che sotto le loro sembianze sia Gesù a venirmi incontro».

Il fratello di Shahbaz, Paul, è in questi giorni in Italia. Questa sera è a Roma per la presentazione della biografia di suo fratello, scritta da Roberto Pietrolucci, della Comunità di sant’Egidio, che si terrà nella chiesa di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, dove è stato realizzato un memoriale dei martiri dei secoli XX e XXI e dove è conservata la Bibbia di Shahbaz, donata dal fratello. Quello bellunese sarà uno dei pochi incontri di Paul Bhatti in Italia: una opportuna coincidenza lo vede svolgersi a pochi giorni dalla conclusione del convegno di Quaresima sul tema «Scegliere la giustizia», quasi per una ideale continuazione. (don Giuseppe Bratti)

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