Il Comune di Longarone si oppone al trasferimento delle proprie risorse alla tesoreria unica nazionale

Roberto Padrin, sindaco di Longarone (Luca Mares)
Roberto Padrin (L. Mares – Tiellephoto.it)

LONGARONE – Il Comune di Longarone non ha gradito la disposizione, contenuta nel Decreto Liberalizzazioni, con il quale il Governo Monti ha ripristinato la tesoreria unica tradizionale imponendo ai tesorieri degli enti pubblici, compresi i Comuni, il trasferimento delle disponibilità liquide presso la “tesoreria” dello Stato, con scadenza 29 febbraio per il 50% delle risorse alla data del 24/01/2012 e 16 aprile per il restante 50%.

Con propria deliberazione, la Giunta Comunale autorizzerà il Sindaco a proporre azione giudiziaria nei confronti del Governo (già portata avanti da altri enti locali), contro la norma ed ottenere dalla competente autorità l’accertamento della non sussistenza dell’obbligo al trasferimento alla tesoreria unica, previsto dal provvedimento in questione.

«Non siamo assolutamente d’accordo sulla decisione del Governo Monti che intacca l’autonomia degli enti locali» afferma il Sindaco di Longarone, Roberto Padrin, che ne rafforza il senso sostenendo che «si sta assistendo ad una virata inspiegabile. Dopo anni di corsa al federalismo, ora si torna al centralismo statale?».

«Chi ci capisce qualcosa, bisogna ammetterlo, è veramente bravo» dichiara sconfortato il Sindaco di Longarone che, sentendosi alla guida di un Municipio virtuoso, si trova trattato alla stregua dei Comuni meno attenti alla finanza pubblica, ma subito, con orgoglio, reagisce esponendo «quanto iniqua sia la disposizione voluta dal Governo Monti».

«Questo provvedimento mette le mani in tasca ai Municipi in maniera inusuale e coercitiva, perché impone direttamente ai tesorieri, in questo caso istituti di credito che detengono la liquidità di cassa dell’ente pubblico, di trasferire le liquidità degli enti alle casse del Tesoro, senza che una norma con un impatto così devastante sugli enti locali sia stata minimamente concertata con le rappresentanze delle Autonomie».

«Nel nostro caso, la norma, risulta doppiamente iniqua perché la parte prevalente delle disponibilità liquide del nostro Comune, non deriva  da trasferimenti statali, bensì dai Fondi conseguenti alla transazione con la Montedison che abbiamo il dovere e l’obbligo di salvaguardare. Grande parte di questi fondi, inoltre, risulta investita e fornisce una rendita che sostiene il nostro bilancio corrente e dato che la disposizione prevederebbe anche il trasferimento della liquidità investita, il danno risulterebbe ancor più gravoso; una vera e propria beffa, dato che il disinvestimento prima della scadenza comporterebbe, pure, l’applicazione delle penali per il Comune!».

«Inaccettabile – chiude il proprio sfogo, Padrin – ed è la ragione per cui la Giunta Comunale mi autorizzerà a proporre azione giudiziaria avanti alla competente autorità al fine di ottenere l’accertamento della non sussistenza dell’obbligo del trasferimento alla tesoreria nazionale della nostra liquidità!».

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