La Rai “tassa” i computer degli imprenditori, UAPI non ci sta!

Unione Artigiani e Piccola Industria di Belluno

BELLUNO – La RAI chiede il pagamento del canone speciale per il possesso di qualsiasi dispositivo atto o adattabile a ricevere il segnale tv, quindi computer, ipad, telefonini e simili, vale a dire strumenti di lavoro, che gli imprenditori non usano certo per guardarela Tv.

L’UAPI di Belluno non ci sta e assieme a Confartigianato Veneto lancia una prima campagna di protesta con l’invio di cartoline direttamente al Ministro Passera.

«La segreteria del ministro Passera – spiega il presidente dell’UAPI,Luigi Curto – verrà sommersa di fax e mail di protesta, che arriveranno dal Bellunese e dalle altre parti d’Italia».

Si è di fronte a un vero e proprio assalto della Rai a tutte le aziende, attive in qualsiasi settore: dai carrozzieri agli istituti di bellezza, dagli autotrasportatori alle tintorie.

«E’ una beffa – dice Curto – avremmo ben voluto astenerci da simili pratiche, ma siamo di fronte a una situazione inaccettabile, aggravata dal fatto che si vorrebbe prelevare da un mondo che sta soffrendo e resistendo una cifra che sfiora il miliardo di euro. Ci sono aziende che stanno chiudendo anche per ritardi nei pagamenti da parte dello Stato e il Governo Monti non può permettere l’emissione di simili balzelli».

Il “canone speciale” è stato, infatti, letteralmente inventato dalla Rai interpretando in maniera conveniente la norma contenuta nel decreto “salva Italia” che obbliga imprese  e società a indicare nel modello Unico della dichiarazione dei redditi il numero di abbonamento Tv ai fini dell’applicazione della tariffa.

Sull’assurdità della pretesa della Rai pesano anche i recenti obblighi cui le imprese hanno dovuto far fronte solo qualche mese fa. «Lo Stato – chiarisce il presidente di UAPI – ha appena obbligato le imprese a dotarsi di posta elettronica certificata e, quindi di un computer. La strada dell’informatizzazione delle aziende è giusta, ma sarebbe profondamente ingiusto approfittarne per infilare tra le tasse un balzello come quello inventato dalla RAI. Voglio sperare che anche su una questione come questa Monti ricordi il suo impegno all’equità: se così non fosse perderebbe molto del consenso di cui gode anche tra le imprese».

C’è da augurarsi che quella della Rai sia una svista che un chiarimento arrivi presto, ma il sospetto che si stia tentando di fare cassa è grande. «Mi auguro – conclude Curto – che tutto rientri nei giusti limiti e che il canone speciale riguardi solo quelle pochissime aziende che possiedono un televisore. Per tutte le altre,la Raideve ritirare ogni pretesa».

1 Commento

  1. Le solite “manovre all’italiana”, sempre pronte per aumentare le casse di enti che poi sanno bene come spenderli (e spanderli)… e intanto noi utenti siamo sempre obbligati a pagare, senza nessun servizio in cambio!!!

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