JP Levasseur: il portiere che ha incantato i tifosi ampezzani

J.P. in azione all'Olimpico (L. Mares - Tiellephoto.it)
J.P. in azione all'Olimpico (L. Mares - Tiellephoto.it)

CORTINA D’AMPEZZO – Forse l’immagine più significativa di JP Levasseur, il portiere dell’Hafro Cortina, è quella che lo ritrae subito dopo il rigore decisivo di Johansson, lo scorso 15 gennaio a Bolzano: gli ampezzani hanno appena vinto la Coppa Italia 2012, battendo ai rigori proprio i padroni di casa del Bolzano, e il goalie canadese viene letteralmente sepolto dai suoi compagni di squadra, che festeggiano, saltano, si complimentano con lui, gli battono i guantoni sulle spalle prima di lanciarli in aria, mentre il gruppetto di tifosi ampezzani, con la voce roca dopo una partita di tifo sfrenato, riescono ancora a urlare “J-P-Levasseur! J-P-Levasseur!”.

E lui, Jean-Philippe, JP per gli amici, per ringraziare i suoi fan di questo affetto che lo circonda, risponde alle loro domande nel terzo appuntamento organizzato dalla Sportivi Ghiaccio Cortina tra giocatori e tifosi-giornalisti.

Ecco quindi le domande di Barbara, Nicholas, Giuly, Stefano e Luca.

JP, tu hai giocato molte partite in American Hockey League (AHL). I tiri che ricevevi in quel campionato erano più o meno forti rispetto a quelli che ricevi qui in Italia?
Mah, non ci sono molte differenze. Nel campionato italiano, in ogni squadra, ci sono buoni tiratori. E poi, a ben vedere, molti dei giocatori che militano in Italia, quest’anno, sono atleti che hanno giocato anche in American Hockey League.

E il pubblico, invece? In AHL, ad ogni partita, ci sono tre, quattro o anche cinquemila persone. In Italia invece è difficile superare il migliaio. Questo fattore influenza la tua concentrazione?
Io, prima delle partite, cerco di prepararmi sempre alla stessa maniera, e durante i match devo rimanere concentrato qualsiasi sia il numero di persone sugli spalti: credo infatti che questo non debba essere un fattore che coinvolga la concentrazione. Poi bisogna fare una distinzione fra persone presenti negli stadi genericamente intese (e qui, lo ripeto, tante o poche che siano non fa differenza) da una parte, e supporters dall’altra: avere molti tifosi al seguito fa sempre piacere, soprattutto in certe situazioni, e penso alle gare di Coppa Italia.

Come ti è sembrato vedere una partita dalle tribune, la settimana scorsa a Brunico, contro il Val Pusteria? Ti sei divertito?
Sì, mi sono divertito ed è stato bello osservare la gara da un punto di vista differente. Ed è stato anche interessante vedere il metodo del Val Pusteria nel creare occasioni d’attacco, e il modo del Cortina di impostare la difesa, di bloccare gli avversari, di ripartire quindi verso la porta avversaria.

A che età hai iniziato a giocare a hockey?
Ho messo i pattini per la prima volta a sei anni, e ho iniziato a fare il portiere alla fine di quella stagione, quando ne avevo quasi sette. Da quel momento non ho mai cambiato ruolo.

E perché hai scelto l’hockey?
Beh, io vengo dal Québec, in Canada, e lì l’hockey è un po’ come il calcio in Italia. Non c’è nessuno che, da piccolo, non giochi a hockey almeno per qualche tempo.

Puoi evidenziare un aspetto positivo e uno negativo del Cortina di quest’anno?
Secondo me è sempre meglio focalizzarsi sugli aspetti positivi, e quest’anno è tutto è positivo. E lo dico sinceramente, credimi. Non è una delle solite frasi di circostanza. Abbiamo avuto un inizio buono di campionato, a cui è seguita una flessione, probabilmente fisiologica, ma durante e dopo le gare di Coppa Italia abbiamo dimostrato di essere una vera squadra e di poter vincere contro tutti, anche con i più forti. Siamo una vera squadra, lo ripeto: questa è forse la cosa più positiva di tutte, anche al di là dei risultati sportivi.

Che rapporti hai con i tuoi compagni?
I rapporti tra me e la squadra sono fantastici. E ci sono ottimi rapporti anche tra gli altri giocatori fra loro, e questa cosa è emersa soprattutto nelle ultime settimane. Spero possa diventare la nostra arma vincente nelle prossime partite del master round e durante i play-off.

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