Contrasto tra luce e tenebre nella società e nella vita personale

Il Vescovo durante la celebrazione
Il Vescovo durante la celebrazione di Natale

BELLUNO– È giusto lasciarsi avvolgere dall’atmosfera del Natale, ha detto il Vescovo di Belluno-Feltre, monsignor Giuseppe Andrich, iniziando ieri sera la sua omelia in Cattedrale di Belluno; ma non è sufficiente. Uno sguardo più accurato sulla nascita di Gesù, come è raccontata dai Vangeli, fa inserire la serenità della natività, come suggeriscono i canti dei cori angelici, la stella, la visita dei pastori e dei Magi, al dramma del contesto in cui essa accadde: il viaggio faticoso da Nazaret a Betlemme, la mancata accoglienza della sacra famiglia in difficoltà, l’indifferenza con cui il mondo accolse il figlio di Dio.

 Ecco perché «il contesto del primo Natale non fu di luce e di serenità, ma di dolore e di malvagità». Tra le tenebre di questi giorni natalizi del 2011, il Vescovo ha elencato «le difficoltà in tante famiglie, le ingiustizie, l’intolleranza verso gli stranieri, lo smarrimento delle giovani generazioni».

Una dialettica, quella tra la luce e le tenebre, che ha la sua sede anche «in ciascuno di noi: abbiamo la fede, ma alla fede possiamo resistere con l’incredulità». Come nelle «tenebre» del primo Natale, intese in questo senso, si manifestò la «luce» del «Verbo di Dio» – parole di alta densità teologica, queste, contenute nel prologo del Vangelo di Giovanni proclamato durante la celebrazione – anche oggi nella storia dell’umanità e di ogni persona opera «il mistero del Natale», ha detto il Vescovo, non tanto frutto di una conquista personale, quanto «dono di grazia». Se «grazia» è tutto ciò che proviene da Dio, «tutto è grazia» ha detto il Vescovo con una citazione del «Diario di un curato di campagna» di Georges Bernanos. «Da Dio troviamo la forza – ha proseguito il Vescovo – per un rinnovamento semplice, umile, delicato nelle nostre vite; che questo Natale possa essere una tappa importante in un percorso che non si esaurisce nella nostra parabola terrena». «Lasciamo che si rinnovi in noi la fede, aspettiamo la vita eterna» sono state le parole conclusive dell’omelia.

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