Decreto Dignità, D’Incà: “La precarietà porta a conseguenze gravissime”

ROMA – La precarietà lavorativa è precarietà umana. E l’essere e sentirsi precari porta a una serie di conseguenze gravissime come il calo delle nascite e quello dei consumi: a dirlo è il parlamentare veneto del Movimento 5 Stelle Federico D’Incà, che interviene così sul Decreto Dignità e sulle polemiche che il provvedimento ha suscitato in Veneto. “La precarietà lavorativa è precarietà umana – spiega il deputato – tutto è legato perché l’assenza di stabilità impedisce alle persone di creare nuclei famigliari e quindi di avere figli. I consumi in generale ne risentono, anche in Veneto, dove la situazione economica e produttiva è comunque migliore rispetto ad altre zone del Paese”.

Il numero dei lavoratori con contratti a tempo determinato continua a crescere, e continua a crescere pure il numero dei giovani disoccupati. “Tutti questi dati – ricorda il parlamentare – ci confermano l’urgenza di agire contro la precarietà e il Decreto Dignità è nato proprio per questo motivo. Mi chiedo infatti come si possa metter su famiglia e mettere al mondo un figlio quando l’orizzonte lavorativo è di 12 mesi, o come si possa impegnarsi in un mutuo quando non sai neppure se fra un mese avrai un lavoro”.

“Come si può vivere sereni sapendo che puoi essere licenziato da un giorno all’altro, anche ingiustamente e con indennizzi ridicoli? – chiede D’Incà – Queste sono le domande che tante persone che abbiamo incontrato in questi anni, anche in Veneto, ci hanno posto e a cui finalmente diamo risposta”.

È stato creato ad arte un contrasto fra imprenditori e lavoratori, che in questi giorni si accende sempre di più grazie a chi soffia sul fuoco della paura. “L’obiettivo del Decreto Dignità – ribadisce l’esponente del Movimento 5 Stelle – è creare una società di persone che possano finalmente progettare il loro futuro, e quindi di rilanciare l’economia, anche quella veneta, attraverso il lavoro stabile”.

“Ecco le risposte alle bugie che stanno spargendo ad arte in questi giorni – prosegue D’Incà – i livelli di occupazione rimarranno stabili a breve termine e aumenteranno a medio e lungo termine grazie al Decreto Dignità. I vincoli al contratto a termine non scoraggiano gli investimenti, che dipendono invece da motivi come i consumi e la domanda interna. Il Movimento 5 Stelle è dalla parte delle imprese per rendere le assunzioni a tempo determinato il contratto più vantaggioso per tutti”.

“Abbiamo introdotto incentivi per le imprese che assumeranno in maniera stabile giovani con meno di 35 anni nel 2019 e 2020 ed è falso che abbiamo eliminato la causale nei contratti stagionali, perché non c’è mai stata. – sottolinea il deputato – Abbiamo ridotto la durata del contratto a tempo determinato da 3 anni a 1 anno al massimo senza causale, 2 anni al massimo con la causale, e abbiamo proposto sgravi per le assunzioni a tempo indeterminato per giovani under 35 fino a 3 mila euro all’anno di decontribuzione”.

“In Veneto, soprattutto nella stagione estiva, si fa un grande ricorso al sistema del PrestO – introdotto dal precedente Governo per sostituire i voucher – e abbiamo deciso di mantenere le categorie che possono essere pagate tramite questo strumento: pensionati, alcune categorie di disoccupati e under 25, estendendo tali possibilità alle imprese del settore alberghiero e alle strutture ricettive che hanno un massimo di 8 dipendenti. – prosegue il parlamentare – Una scelta che in una terra come il Veneto, nella quale il turismo e il comparto agricolo sono fondamentali, permetterà a lavoratori e imprese di operare al meglio”.

“Un capitolo a parte meritano le delocalizzazioni, che anche in Veneto stanno falcidiando il settore industriale e artigianale – conclude D’Incà – chi viene aiutato dallo Stato non può delocalizzare. Anzi, può farlo ma restituendo gli aiuti se se ne va in Europa e pagando penali salatissime se si sposta fuori dai confini Ue”.

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