Lupi in Veneto: firmato protocollo d’intesa

VENEZIA – Nel corso del 2017 nel Veneto si sono registrati 163 eventi predatori da parte dei lupi, di cui sono stati vittime 357 capi (115 bovini, 219 ovi-caprini, 21 asini e 2 di altre specie). Per quanto riguarda l’anno 2018, alla data del 30 giugno sono già 43 gli eventi predatori denunciati dagli allevatori veneti: 17 in provincia di Belluno, 4 in quella di Treviso, 9 in quella di Vicenza e 13 in provincia di Verona. Lo ha reso noto l’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan oggi a Palazzo Balbi a Venezia in occasione della firma di un protocollo d’intesa per fronteggiare i danni arrecati dalla presenza del lupo sulle montagne venete. Il documento è stato sottoscritto da Regione, Coldiretti, Associazione degli allevatori Arav, Lattebusche, Latterie Vicentine, Latteria Soligo e dai tre consorzi di tutela dei formaggi Asiago, Monte Veronese e Montasio.

L’assessore Pan, sottolineando che il problema sta diventando sempre più rilevante e sta creando un forte disagio fra gli allevatori, ha ricordato le azioni che la Regione del Veneto, dal 2017 fino ad oggi, ha posto in essere, a partire dal “Tavolo regionale di partecipazione ed informazione per la gestione del lupo e dei grandi carnivori”. Nel corso del 2018, sono stati effettuati 13 incontri sul territorio con i rappresentanti degli enti locali, delle associazioni di categoria, allevatori e malghesi per diffondere le informazioni riguardanti la presenza del lupo sul territorio regionale e per informarli sulle modalità di richiesta degli strumenti di prevenzione.

Sono state sviluppate delle azioni di sensibilizzazione nei confronti delle comunità locali, supportando le aziende danneggiate e riconoscendo alle stesse un indennizzo pari al 100% del danno subito ed attuando una linea veloce di erogazione dei rispettivi contributi. Nell’ambito del progetto Wolfalps, ormai concluso, sono stati consegnati 10 cani pastori maremmano abruzzesi, in grado di affrontare predatori come il lupo.

Sempre nell’ambito del progetto Wolfalps, sono stati acquistati 180 recinti elettrificati che si sono aggiunti ai 20 già acquistati nel corso del 2016 e sono in fase di affidamento quattro incarichi per supportare gli allevatori nell’installazione dei recinti e verificarne il loro corretto funzionamento. A febbraio è stato approvato un bando regionale per l’acquisto di recinzioni per la protezione degli allevamenti con una dotazione di 200.000 euro. Con un successivo provvedimento di aprile, è stata richiesta la modifica del Programma di Sviluppo Rurale per introdurre una misura finalizzata alla prevenzione dei danni da fauna selvatica (tra cui i grandi carnivori) con una dotazione di 1.000.000 di euro per attività da effettuarsi nel 2019 e 2020.

Per quanto riguarda gli indennizzi da predazione, il bilancio regionale reca le disponibilità necessarie mentre, allo scopo di attuare la guardianìa notturna degli animali domestici al pascolo, la Regione ha previsto la possibilità di occupare soggetti svantaggiati mettendo a disposizione complessivamente a 4.000.000 di euro. Infine, è stato aperto uno sportello presso la Reggenza dei Sette Comuni, che è il comprensorio di malghe più importante d’Europa, al fine di assistere gli allevatori nell’affrontare le problematiche che emergono a seguito dell’arrivo del lupo. Analoga iniziativa sarà realizzata a breve anche nelle altre zone di predazione. Il monitoraggio sulla distribuzione del lupo ha finora rilevato branchi in Lessinia, sull’Altopiano di Asiago, sul Massiccio del Grappa, in Valbelluna e in Col di Lana e Val di Fassa.

Pan ha fatto presente che il Veneto si è mosso anche nei confronti della Commissione Europea perché il lupo non sia più considerato animale protetto, vista la sua grande espansione in Europa. Inoltre, il protocollo dà mandato alla Regione a proseguire l’azione intrapresa a livello nazionale per poter intervenire con forme di controllo numerico della specie, in presenza di aree fortemente antropizzate e ad alta densità di pascoli e allevamenti, “qualora non siano state garantire adeguate misure alternative”, sollecitando inoltre il nuovo governo ad approvare e rendere operativo il piano di gestione del lupo, che preveda anche la possibilità di contenere la ‘popolazione alpina’ del grande carnivoro.

“Con il piano di controllo serrato si può passare alla fase successiva: quella dell’abbattimento. Firmiamo questo protocollo concordato con la Regione Veneto perché rappresenta finalmente una prima risposta agli allevatori ma soprattutto un intervento per la società tutta”, ha detto Martino Cerantola presidente di Coldiretti. “Nelle malghe del Veneto – ha aggiunto – ci sono produzioni di eccellenza che devono essere salvaguardate”.

Il presidente di Arav Floriano De Franceschi ha fatto rilevare l’urgenza di arrivare quanto prima all’approvazione del piano nazionale a difesa sia degli allevatori, sia del territorio, che rischia di essere ulteriormente abbandonato senza la presenza degli allevamenti, mentre i rappresentanti del settore lattiero-caseario hanno sottolineato lo stato emotivo e di preoccupazione con cui gli operatori vivono la presenza del lupo, che costituisce una minaccia crescente.

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1 Commento

  1. Come al solito gli animali selvatici sono una minaccia, ora sono una minaccia i lupi e prima ancora gli orsi. Negli ultimi 40 anni la caccia selvaggia, l’inquinamento, la deforestazione ed altro di simile ha annientato specie animali che potevano essere predati dai grossi e medi carnivori come gli orsi, i lupi, le linci, etc., senza disturbare e assalire gli animali da pascolo e da allevamento come le mucche, le pecore, etc. Come non bastasse le montagne sono state deforestate per creare piste da scii e da slittino, si è costruito in modo selvaggio per accontentare i vacanzieri che magari occupano la casa di loro proprietà una volta all’anno, si sono costruite strade, stradine, sterrate ed altro di simile per far raggiungere i luoghi piu’ belli delle montagne a bordo dei mezzi, inquinando e distruggendo l’ambiente montano e tanto altro. Si sono aperte molteplici discipline sportive soprattutto motorizzate intaccando i luoghi selvaggi delle montagne disturbando il quieto vivere degli animali selvaggi. Non parliamo poi delle coltivazioni di varie specie che hanno invaso la montagna, Con la caccia non parliamo di quante presumibili specie animali selvagge sono sparite. Allora qualcuno mi dovrebbe spiegare dove possono andare a ripararsi gli animali selvaggi di cui sopra al fine di rimanere distanti dai luoghi abitati e dalle zone urbanizzate di cui sopra. Nel medioevo esistevano le fasce boschive per gli animali selvaggi ed ora gli avete sottratto il loro ambiente affermando che sono pericolosi. Questo assessore regionale forse non ama i lupi e neanche le montagne ed il loro ambiente. Fate dei sondaggi sulla presenza dei lupi e chi garantisce che siano veritieri. L’uomo vuole essere padrone di tutto e quindi della montagna, vuole passeggiare in montagna magari vestito da festa e guai se un lupo cerca di attaccarlo, anzi il lupo deve chiedere scusa all’uomo che lo sta disturbano e magari sempre il lupo dovrebbe chiedere all’uomo se magari ha un alloggio in centro abitato da affitargli. Forse l’assessore regionale e chi la pensa come lui si dimentica che l’ambiente della montagna appartiene alle piante, ai fiori, ai ruscelli, ai torrenti, ai laghi, ai fiumi, alla flora e alla fauna, agli animali selvaggi e soprattutto ai lupi ed agli orsi. Continuate cosi e fra pochi anni non ci saranno piu’ boschi, piu’ animali selvaggi, piu’ ambienti sani, etc. Evviva i lupi, gli orsi, le linci, e tutte le altre specie animali selvagge.

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