Abolizione voucher, Donazzan: “Famiglie e imprenditori inviperiti”

VENEZIA – “Sto ricevendo in queste ore una serie di lamentele da parte di famiglie, commercianti e ristoratori letteralmente inviperiti per la scelta del governo di cancellare con un colpo di spugna i voucher, poiché d’ora in avanti non sapranno più come poter assumere lavoratori occasionali, pagati ad ore, che, per la loro tipologia di operatività e per l’organizzazione dell’azienda, non potranno essere inquadrati con le forme contrattuali vigenti. Una beffa che non risparmia nessuno, dagli imprenditori, ai ragazzi che per pagarsi gli studi lavorano in pizzeria nei weekend, ai lavoratori occasionali in agricoltura, alle collaboratrici domestiche che, per molte famiglie, ricoprono un ruolo di supporto fondamentale”.

A sostenerlo è Elena Donazzan, assessore al lavoro della Regione del Veneto, commentando la decisione del Consiglio dei ministri di abolire integralmente i voucher, che ha innescato molte polemiche da parte delle categorie economiche.

“Ho sempre affermato – prosegue la referente regionale – che il lavoro accessorio andasse regolato in modo migliore e che anche allo strumento dei voucher andassero apportate delle sensibili correzioni, soprattutto per l’uso, talvolta indiscriminato, che se ne è fatto in questi anni. In Veneto abbiamo particolare contezza di quello che affermiamo perché siamo stati la prima Regione in Italia a promuovere con l’Inps un convegno basato su dati scientifici su voucher e lavoro accessorio. Con questa scelta il governo non fa altro che istigare all’irregolarità e non crea affatto buona occupazione e sfido chiunque a sostenere che alle persone fino ad oggi ingaggiate con i voucher, che garantivano in ogni caso flessibilità, copertura assicurativa e previdenziale, verrà proposto un contratto di lavoro stabile”.

“Come assessore della Regione del Veneto valuterò se proporre di fare ricorso su questa decisione che lede i principi a tutela del lavoro, diritto di ogni cittadino. Non possono essere gli italiani a pagare le scelte politiche di un governo ostaggio della Cgil e di un pensiero unico distante anni luce dalle reali esigenze della nazione”, conclude Donazzan.

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1 Commento su Abolizione voucher, Donazzan: “Famiglie e imprenditori inviperiti”

  1. Leggendo l’articolo, trovo normale che gli imprenditori e le famiglie siano arrabbiate contro il governo che ha abolito i voucher, probabilmente per eliminare le anomalie di una legge che ha sempre favorito gli stessi imprenditori e non certo i lavoratori. Trovo altresì normale che un Assessore Regionale colga la palla al balzo per criticare l’opposizione. Poi ad essere sincero non comprendo di quali famiglie si parli poiché non credo proprio che quelle povere siano cosi felici di mandare a lavorare i propri figli in quelle condizioni di status lavorativo.
    A prescindere sia stata la C.G.I.L. a sollevare la questione ma qualcuno ha letto le statistiche INPS sui vaucher? Credo proprio di no’ o fa finta di non averle lette. In altre parole da quello che dice l’INPS, i giornali, le televisioni, i mass media, l’uso dei vaucher è stato scambiato come fosse un contratto di lavoro a tempo indeterminato e quindi è ovvio che questa situazione andava a tutto vantaggio degli imprenditori e non certo della maggioranza dei lavoratori che devono vivere di uno stipendio per pagare l’affitto, la scuola ai figli, i debiti, oppure giovani laureati che devono costruirsi un avvenire, etc. Siamo sempre alle solite questioni all’Italiana e cioè quando un sindacato difende i propri lavoratori su questioni importanti e non di mero interesse stando attendo ad non urtare la sensibilità delle imprese poverine che pagano sempre troppe tasse, le associazioni appunto imprenditoriali sostengono che non ci sono soldi per migliorare i contratti di lavoro, quando ad intervenire vi è un Governo che dopo aver fatto una legge sbagliata e si accorge che va migliorata lo si critica di nuovo, quando invece la legge favorisce le imprese oltre il buon senso alcuna categoria imprenditoriale va dal Governo o dai sindacati a dirgli che la legge è troppo favorevole alle imprese. Agli imprenditori e all’Assessore Regionale consiglio di fare un giro per i centri commerciali, per i supermercati ed altre attività a dettaglio, difficilmente trovi lavoratori/ci di 50 o 60 anni, la maggior parte sono giovani assunti spesse volte con le modalità di cui sopra, oppure con contratti di lavoro ridotti di 1/3 rispetto ad una volta e via di seguito. Certo che le imprese hanno tutto l’interesse ad assumere questi giovani oppure laureati che lavorano il sabato e la domenica, tanto i vecchi lavoratori di età avanzata ormai non si vedono più tanto che a volte mi chiedo dove siano andati a finire, oppure se perdono il posto di lavoro rimangono disoccupati per tutta la vita. Ancora meglio, si è criticato il vecchio ufficio di collocamento che funzionava discretamente trasformandolo in servizio per l’impiego provinciale e come contrapposizione si sono create le agenzie private del lavoro interinale che fanno concorrenza alle cooperative “rosse” come dice qualcuno e non bastasse i lavoratori percepiscono di meno, gli stipendi sono fermi da trent’anni e l’inflazione naviga da tanto tempo al 10% e quindi furbescamente non si sono mai aumentati gli stipendi dei lavoratori e qui anche il sindacato è corresponsabile, è stata eliminata la scala mobile che consentiva un adeguamento degli stipendi secondo l’inflazione, con la venuta dell’euro i lavoratori ed i pensionati soprattutto a monoreddito e a reddito fisso si sono visti dimezzati gli stipendi e la pensione, dal 2002 i prezzi al consumo e all’ingrosso sono aumentati in modo ingiustificato, altro che mi riservo di aggiungere e qui si viene a parlare che il governo ha fatto male ad abolire i vaucher.
    Poi per non parlare della globalizzazione dove l’Italia aveva i migliori imprenditori, i migliori lavoratori e via di seguito e ci siamo lasciati sopraffare dalle potenze economiche mondiali.
    Piuttosto propongo al Governo che faccia una legge che ormai per i giovani che vogliono farsi una vita dignitosa è meglio che vadano nei paesi anglosassoni e qui è meglio che rimangano i vecchietti come me che non conosce una lingua straniera, che parla a mala pena l’Italiano, che sa bene il dialetto veneto, che non è iscritto ad alcun partito politico, che quando è ora critica anche i sindacati, che è stanco di sentire che a lamentarsi sono sempre quelli che hanno la “pancia” piena.
    Chi ha orecchie per intendere, intenda.
    Con stima e simpatia cari fratelli imprenditori, sindacati, politici ed altro.

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