Come è cambiato il volontariato di montagna

BELLUNO – Troppe responsabilità, pochi riconoscimenti, sempre meno aiuti economici, giovani satellite come anche le istituzioni, che chiedono piuttosto che provare a dare e a volte anche solo a ringraziare. Questi sono solo alcuni dei punti emersi dallo studio condotto per tre mesi dai quattro componenti del gruppo di lavoro del Comitato d’Intesa e Centro di Servizio per il Volontariato di Belluno, Angelo Paganin e Paolo Capraro del Csv, la pedagogista Rosanna Canova e il sociologo Diego Cason. Il percorso territoriale dal titolo “Ieri, oggi, domani: il volontariato nella gestione del bene comune” si è sviluppato in sette incontri nelle varie aree della provincia di Belluno e ha permesso di tracciare un profilo aggiornato del volontariato montano di oggi. I dati sono stati presentati lunedì sera nella sala riunioni dell’ospedale San Martino da Paganin e Capraro a nome del gruppo di lavoro in occasione della Conferenza dei servizi dell’ULSS n 1 di Belluno, convocata dopo un lungo periodo di pausa «non perché è un passaggio obbligatorio, ma per continuare a parlare con il volontariato, che è un nostro interlocutore di riferimento, per condividere i problemi e trovare soluzioni comuni», come ha precisato il direttore generale Pietro Paolo Faronato nel suo discorso introduttivo. All’incontro hanno partecipato tutta la direzione strategica dell’Ulss e oltre un centinaio di persone tra operatori sociosanitari, primari, amministratori locali e svariati rappresentanti delle organizzazioni di volontariato provinciali.

«Il bene comune va cogestito», precisa Paganin, «il cambiamento è in atto: i volontari stanno diventando cittadini sempre più responsabili». Ai vari incontri territoriali hanno partecipato 37 associazioni, che si sono confrontate sul ruolo politico del volontariato e il suo rapporto con le istituzioni e altre associazioni, sulla gratuità e gratificazione dell’offerta. Questo è quanto emerso: «Le associazioni sono viste sempre più spesso come erogatrici dei servizi», elenca Paganin, «ci troviamo in una società in cui niente è dato per niente, dove si stanno indebolendo i valori fondanti del volontariato. A questo va sommata una scuola che non promuove la solidarietà e la gioia del dono e l’assenza dei giovani lamentata da molte realtà, soprattutto quelle a stretto contatto con gli anziani. Oltretutto le istituzioni non sempre invitano i rappresentanti dei gruppi solidali a partecipare ai tavoli di concertazione e programmazione, ma solo una volta prese le decisioni più importanti. La paura più grande dei volontari è di essere strumentalizzati. Il legame con gli enti pubblici a volte diventa talmente stretto e vincolante da impedire il diritto di critica e la possibilità di controllare. Le soluzioni però ci sarebbero: basterebbe ricominciare a promuovere la cittadinanza attiva, a fare formazione al volontariato, ad avere un’organizzazione autonoma anche dal punto di vista economico e finanziario, a riqualificare i rapporti con le amministrazioni. Il volontariato può gestire solo servizi leggeri e alla sua portata. Questa inversione delle responsabilità ha dato modo ad alcune istituzioni di non assolvere al proprio ruolo di rappresentanza e tutela dei diritti di cittadini, dato che il servizio pubblico è stato sostituito da quello più “a buon mercato” offerto dal volontariato». A questo Capraro aggiunge: «Vanno costruite alleanze bilanciando le politiche e i programmi. Bisogna fare rete e sapersi confrontare di più. Il livello tecnico e operativo va raffinato. Le fasce più deboli vanno tutelate».

Sandro De Col è poi intervenuto per presentare la Centrale operativa territoriale (Cot), nata a fine aprile e già impegnata in 350 telefonate, di cui un terzo per attivare progetti di assistenza domiciliare: «Il volontariato è arrivato a offrire un servizio talmente professionale che potrebbe essere uno degli enti operativi nella Cot: propongo ai presenti di trovare delle persone disposte a essere inserite in questa struttura». In chiusura il direttore generale ha aperto una panoramica sull’importanza delle segnalazioni, viste come stimolo al miglioramento e come strumenti di cambiamento: «L’anno scorso il 30 per cento dei reclami che abbiamo raccolto ha riguardato gli aspetti economici, il 20 per cento quelli tecnici, il 15 per cento quegli organizzativi, il 10 per cento i problemi di relazioni. Sono stati pochi i reclami di tipo logistico e sui tempi di attesa. Più del 90 per cento degli interpellati si è rivelato soddisfatto delle risposte ricevute rispetto alle proprie segnalazioni». Faronato conclude: «Sarebbe bello trovare ogni anno almeno dieci minuti per presentare i miglioramenti ottenuti in Azienda grazie alle segnalazioni dei cittadini».

Ampio è stato il dibattito conclusivo. Tra gli altri Felice Gaiardo, presidente del Coordinamento Volontari Ambulanze dell’Agordino e Zoldano, che ha puntato il dito sulle difficoltà nel prossimo futuro a poter garantire gli stessi servizi, dato che vengono da un lato i volontari diminuiscono, dall’altro aumentano gli adempimenti e le responsabilità. Il presidente del Comitato d’Intesa e Csv di Belluno Giorgo Zampieri ha sottolineato che il presidente di un’associazione di volontariato non può avere le stesse responsabilità e gli stessi obblighi che ha un datore di lavoro. Per questo il coordinamento provinciale ha prodotto un suo documento per la riforma del Terzo settore proposta dal governo Renzi, nel quale è stato sottolineato proprio come gli adempimenti burocratici stiano frenando la spontaneità e il desiderio di impegnarsi per il bene comune da parte di molti cittadini.

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