Tariffa rifiuti, una nuova stangata per le imprese

La sede di Confindustria Belluno Dolomiti

A denunciarlo è Confindustria Belluno Dolomiti, che da tempo cerca di aprire un confronto con le amministrazioni comunali. Ma solo un sindaco ha risposto all’appello.

BELLUNO – E’ in arrivo un’altra stangata per le imprese bellunesi: un rincaro sino al 600% – stimato su base nazionale – della tariffa sui rifiuti (Tari). La situazione resta confusa, ma con l’approvazione del così detto “Decreto Salva Roma-ter” (D.L. n. 16/2014) viene confermata definitivamente la doppia tassazione, per i rifiuti ordinari e per quelli speciali assimilabili agli urbani. La scadenza è a fine giungo. A denunciarlo è Confindustria Belluno Dolomiti,da tempo impegnata ad aprire un confronto con le amministrazioni comunali su questo tema. Senza risultati concreti, visto che l’associazione ha ricevuto una sola risposta alla lettera inviata nei mesi scorsi a tutti i sindaci della provincia.

«Da tempo – spiega Gianluca Vigne, componente della giunta esecutiva dell’associazione industriali con delega all’ambiente – gli imprenditori, che smaltiscono i propri rifiuti speciali a proprie spese e al di fuori del servizio comunale, si vedono comunque applicare anche la tariffa rifiuti, sulla base di una interpretazione inappropriata del principio di assimilabilità ai rifiuti urbani. La tariffa dovrebbe essere calcolata considerando solo parte di uno stabilimento (gli uffici, la mensa, i servizi) e non l’intera superficie, visto che i rifiuti generati nei reparti di produzione sono smaltiti a spese dell’impresa, e mai tramite il “servizio pubblico”».

«E’ una situazione paradossale – aggiunge Gianluca Vigne – che era già stata affrontata, sia pure in modo contraddittorio, con la legge di stabilità. Successivamente, con la versione iniziale del “Dl Salva Roma”, che correttamente escludeva dalla Tari i rifiuti speciali delle imprese avviati al recupero, si era trovata una soluzione accettabile. Ma con il nuovo testo, quello approvato, si è tornati al punto di partenza: le imprese possono infatti usufruire solo di una eventuale riduzione della tariffa, disposta arbitrariamente dai Comuni, in proporzione alla quantità dei rifiuti avviati al riciclo, escludendo addirittura dal beneficio i rifiuti avviati al recupero. Si tratta di norme penalizzanti, ingiustificate e anche contraddittorie rispetto alla disciplina europea, in base alla quale l’impresa deve poter  optare per la gestione dei propri rifiuti al di fuori della gestione comunale anche nei casi in cui sarebbe consentita l’assimilabilità».

«A questo punto – conclude Gianluca Vigne – chiediamo nuovamente a tutti i sindaci bellunesi, che sino ad oggi non si sono dimostrati molto sensibili, di affrontare un problema che incide direttamente sulla competitività delle imprese, già schiacciate da un’elevata pressione fiscale e da un’opprimente burocrazia».

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