Fabio De Mas: “Il canalone Menini”

Superamento in salita del punto chiave - Canalone Menini e la variante Arnaldi (Fabio De Mas)
Canalone Menini e la variante Arnaldi (Fabio De Mas)
Canalone Menini e la variante Arnaldi (Fabio De Mas)

Il canalone Menini che dall’Antelao scende verso i suoi pendii a nord, è trai i couloir dolomitici più belli, famosi e impegnativi, soprattutto se lo si affronta dalla variante Arnaldi.

Le grandi pareti della seconda montagna per altezza delle dolomiti, il ghiacciaio, l’ambiente severo e le grandi pendenze fanno di questo itinerario un classico che richiede esperienza e capacità non comuni e lo pongono tra le più belle esperienze di sci ripido.

L’impegno complessivo dipende molto dalle condizioni di innevamento ma le pendenze sono sempre sostenute e toccano i 55/60 gradi nel punto più ripido del canale Arnaldi, regalando brividi e adrenalina a piene mani.

Risalendo il canale - Canalone Menini e la variante Arnaldi (Fabio De Mas)
Risalendo il canale – Canalone Menini e la variante Arnaldi (Fabio De Mas)

Io e Francesco Fazzi , risaliamo da Calalzo la val d’oten a bordo di un comodo fuori strada e calziamo gli sci alle ore 6.45, subito dopo la capanna alpina posta al termine della valle (metri 1390).

L’innevamento è eccezionale per il periodo e ci fa pregustare una ottima discesa e la valanga imponente che ha letteralmente sradicato centinaia di alberi aprendosi una strada nel bosco, e sulla quale muoviamo i primi passi ci ricorda la forza della natura e funziona da monito per ricordarci quanta umiltà dobbiamo mettere nei nostri passi in montagna.

Risaliamo gli ampi e splendidi pendii fin quasi sotto il ghiacciaio dell’Antelao, dove vediamo in tutta la sua linearità e bellezza il canale nostra meta di giornata.

Pendenze vertiginose - Canalone Menini e la variante Arnaldi (Fabio De Mas)
Pendenze vertiginose – Canalone Menini e la variante Arnaldi (Fabio De Mas)

Guardiamo subito ansiosi il primo punto critico: il crepaccio terminale alla base della variante Arnaldi. Per nostra fortuna è chiuso il che ci consentirà di risalire l’Arnaldi e valutare così le condizioni della neve per l’eventuale discesa.

Mentre cerchiamo di valutare anche la strettoia superiore del canale siamo raggiunti da Ivan, giunto da Udine per provare anche lui questa bellissima discesa.

Saliamo così, in tre in fila indiana, con Francesco davanti a sobbarcarsi il lavoro di gradinare il tracciato e noi dietro.

La salita, pur molto ripida, non presenta grosse difficoltà tecniche, se non fosse che la giornata abbastanza calda fa si che le scariche di neve e sassi siano continue e molto fastidiose.

Proprio sulla strettoia ghiacciata del canale che ci appare subito come il punto chiave della discesa, per la presenza di ghiaccio, il poco spazio e la pendenza, ci raggiunge una scarica più forte delle altre che ci costringe a cercare affannoso riparo e ci fa seriamente dubitare della possibilità di scendere con gli sci.

Finalmente raggiungiamo la forcella che segna l’incontro della variante Arnaldi con il vero e proprio canale Menini. Qui troviamo altri alpinisti che sono saliti per la via più semplice e due guide alpine di cortina salite alla vetta dell’Antelao dalla via nomale e di lì scese al canale.

Il punto più ripido e difficile - Canalone Menini e la variante Arnaldi (Fabio De Mas)
Il punto più ripido e difficile – Canalone Menini e la variante Arnaldi (Fabio De Mas)

Percorriamo l’ultima parte del canale e finalmente alle 10. 45 arriviamo in forcella. Il sole che ci scalda anche alla quota di 3100 ci impone di non perdere tempo quindi, dopo una breve stretta di mano, calziamo gli sci e iniziamo la discesa.

Subito il Canale si fa ripido, sui 50 gradi, ma la neve è ottima e con tre curve superiamo il punto ripido. Altri cento metri e arriviamo alla biforcazione. Da una parte continua il canale Menini verso il ghiacciaio, dall’altra la voragine della variate Arnaldi appena percorsa e la cui salita ci aveva regalato tanti dubbi.

Ora però con gli sci ai piedi, i dubbi sono scomparsi e basta uno sguardo tra me e Francesco per decidere di buttarci nel coluoir.

Francesco disegna tre, quattro curve aeree e poi l’esigua larghezza del canale gli impone una derapata fino alla strettoia che supera agilmente.

Parto anch’io e con un salto faccio la prima curva: la pendenza è davvero vertiginosa. Scendere di qui è sciare in bilico sul vuoto e l’adrenalina mi regala una scossa. Raggiungo Francesco e aspettiamo che arrivi anche Ivan che per nulla intimorito dalle pendenze e dalle scariche e si dimostra uno sciatore provetto raggiungendoci in breve tempo.

Il crepaccio terminale - Canalone Menini e la variante Arnaldi (Fabio De Mas)
Il crepaccio terminale – Canalone Menini e la variante Arnaldi (Fabio De Mas)

Ora la pendenza si addolcisce un po’ pur rimanendo sui 50 gradi e la sciata si fa continua e più agevole e dopo aver superato il crepaccio terminale, con due curve siamo alla base del Canale.

Mi guardo indietro e provo un senso di soddisfazione. Anche questo bellissimo itinerario è entrato nel mio palmares.

Ora i pendi si fanno davvero dolci e sciabili e la buona tenuta della neve ci regala una magnifica sciata in un ambiente maestoso, con la ruvida e selvaggia presenza delle Marmarole e i contrafforti dell’Antelao a regalarci stupendi panorami e a suggerirci già nuove sfide. In un lampo arriviamo all’auto. Ci complimentiamo di nuovo. E’ stata davvero una magnifica giornata.

Dislivello: salita dalla capana alpina alla forcella menini 1700 metri.
Tempo: salita 4 ore.
Difficoltà: osa s5 (s5 sostenuto per la variante Arnaldi).
Esposizione: nord.
Accesso: da calalzo si risale la carrozzabile della val d’oten fino alla fine della strada nei pressi della capanna degli alpini.

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1 Commento

  1. Ho letto la lettera di Fabio del 3.10.013 solo adesso, dopo che è stata utilizzata come ennesima scusa dal CAI per nascondere la propria incapacità di regolamentazione d ell’uso dei motori in montagna. La faccio breve, perché Fabio non è salito con l’elicottero sulla cima dellAntelao? Avrebbe potuto poi, sempre in giornata e con il mezzo che risolve il problema della frequentazione dei rifugi, salire in Marmarole ed effettuare un’altra bella discesa…

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