Il bellunese Luca Cagnati vince il titolo italiano nella corsa in montagna

A sinistra l'atleta bellunese Luca Cagnati
A sinistra l’atleta bellunese Luca Cagnati

Tagliando per primo il traguardo al Trofeo Vanoni, il bellunese Luca Cagnati vince il Campionato Italiano a squadre con i compagni Xavier Chevrier e Massimiliano Zanaboni.

BELLUNO – Il Trofeo Vanoni è una bella cartolina per Morbegno, per la Valtellina e per la corsa in montagna, ma soprattutto è la “location” che ha assegnato il titolo di Campione Italiano a Staffetta all’atleta bellunese Luca Cagnati che ha tagliato il traguardo con la maglia del Valli Bergamasche Orobie.

Il classe 1990 da Canale d’Agordo è un giovane, se si guardano i dati all’anagrafe, ma ha un curriculum di tutto rispetto e che lo vede nella scena della corsa in montagna dal 2008 con diversi podi sia nazionali che internazionali.

L’ultimo, appunto, a Sondrio al Campionato Italiano di Corsa in Montagna a Staffette nella categoria Staffetta Maschile 3 x 7.250 metri, dove il trio “Cagnati – Chevrier – Zanaboni” ha dominato l’intera gara con un tempo totale di 1 ora 30 minuti e 49 secondi, che rispettivamente sono di 29 minuti 43 secondi, 30 minuti 7 secondi e 30 minuti 59 secondi.

A una settimana di distanza dalla grande vittoria nazionale, ho contattato il simpatico Luca per scambiare “quattro chiacchiere” in amicizia.

Luca, quali sono state le prime sensazioni da Campione Italiano di Corsa in Montagna a Staffetta?

«Mah la prima sensazione i giorni successivi la gara è senza dubbio il mal di gambe!!! Scherzi a parte… sono davvero felicissimo, era dall’anno scorso che ci pensavo, non appena ho saputo che i tricolori staffetta si sarebbero disputati a Morbegno. È una gara che mi piace tantissimo sia come percorso, ma soprattutto come pubblico. Correre in montagna a Morbegno è come correre sugli sci stretti in Scandinavia. Vincere poi con il mio grande amico Chevrier e con Max è stata la ciliegina sulla torta».

Un obiettivo prefissato, oppure un risultato impensato in una piazza così importante come Morbegno?

«Come detto prima, era da tempo che ci pensavamo… molti ci davano come favoriti in mancanza di Forestale ed Esercito, causa la mancanza di atleti, ma le staffette sono sempre un terno al lotto, anche atleti individualmente “non da primi dieci” riescono in staffetta a dare qualcosa in più. Poi la nostra punta, Chevrier, rientrava dopo un mese di stop causa infortunio, quindi c’erano dei piccoli dubbi, ma fortunatamente siamo riusciti a dare il tutto per tutto e portare a casa il massimo risultato!!».

Se non ricordo male hai lavorato in un negozio di articoli sportivi nel bellunese, adesso ti stai dedicando solo alla corsa oppure sei impegnato anche in qualche altro progetto?

«Come hai anticipato, ho lavorato in un negozio di articoli sportivi fino ad un anno fa, poi nel dicembre 2011 sono entrato nell’esercito come volontario con la speranza di diventare atleta professionista, ma la chiamata dal Centro olimpico dell’Esercito di Roma è arrivata solo a inizio marzo, perdendo completamente cosi tre mesi importanti di allenamento. Diventato atleta dell’Esercito ho cominciato subito gli allenamenti seppur con degli acciacchi ai tendini dovuti ai tre mesi di stop e alla troppa foga nel ricominciare. A luglio mi viene comunicato che non posso più gareggiare per mancanza di fondi dovuti alla crisi… in poche parole mi hanno scaricato, così ho deciso di tesserarmi con la società Atl. Valli Bergamasche che mi corteggiava da tempo. Adesso sono a casa, quest’inverno cercherò qualche lavoro che mi dia la possibilità di allenarmi bene nell‘attesa di qualcosa di definitivo speriamo».

Cosa significa la corsa per un ragazzo giovane come te: sacrifici, serate a casa invece che con gli amici, momenti in cui pensi che non ne valga la pena e altri in cui invece sei felice delle scelte fatte…

«Lo sport, e in particolare la corsa, sono tutto per me! Ovviamente i periodi che non rendi ti abbatti un po’, ma molte volte “si cade per imparare a rialzarsi” e queste cose servono per crescere l’atleta e la persona. Prima o poi le fatiche e gli allenamenti danno sempre i loro frutti… non c’è momento in cui penso che lo sport mi abbia tolto qualcosa, anzi, la maggior parte degli amici e le persone migliori li ho conosciuti proprio grazie allo sport».

Parliamo di corsa in montagna locale: c’è qualcosa che secondo te manca nel nostro territorio a livello gare, organizzazione, società o altro?

«Questo è un tasto dolente, soprattutto in questo periodo. Si sa che per organizzare gare di spessore ci vogliono molti soldi. Lo scorso anno la mia ex società, la Polisportiva Caprioli ha organizzato – in modo esemplare – una prova del campionato italiano. Ebbene, la rincorsa a questa prova era iniziata quasi due anni prima. Questo è un esempio che dimostra quanto tempo ci vuole per organizzare una manifestazione perfetta che magari viene rovinata da una giornata di pioggia. Secondo me il punto che manca e che bisogna migliorare – al di là degli aspetti economici e sponsor – è la comunicazione, perché migliore è la comunicazione, migliore è l’impatto che ha una disciplina verso il pubblico… questo non solo a livello bellunese, ma generale!».

Sempre nello stesso tema della corsa in montagna, sei più scalatore o discesista?

«Preferisco di gran lunga i percorsi “up&down”, quindi salita e discesa, ma quando sono in forma mi esprimo bene anche in sola salita. Secondo me è più che altro una questione di testa: preferisco i percorsi tecnico-veloci, dove esprimo al meglio le mie buone doti veloci e in discesa. Un atleta per essere completo però deve andar forte sia in gare con sola salita, che nelle gare miste con salita e discesa».

Progetti futuri?

«Difficile parlare adesso di futuro … mah, il mio più grande sogno – da parecchi anni ormai – è quello di entrare a far parte del Corpo Forestale dello Stato, non solo come atleta, ma anche come lavoro. Poter lavorare stando a contatto con la montagna e la natura sarebbe la miglior cosa che potrei avere… certo di questi tempi è sempre più difficile, ma bisogna crederci ed essere fiduciosi».

Da pochi mesi abbiamo “craeto” il Gruppo Sportivo Pollicino (www.gspollicino.org) – costola dell’Associazione Pollicino di Belluno – per poter portare il volontariato nello sport, ma soprattutto per creare un “gruppo” di appassionati della corsa e della bicicletta… che consigli ci puoi dare da vero podista?

«Di metterci tanta passione, lavorare tanto a livello giovanile e soprattutto “tener duro”, anche quando le cose si fanno più difficili e non vanno per il meglio!!!».

Grazie a Luca Cagnati e ancora complimenti dal mondo sportivo bellunese, perché ancora una volta abbiamo la possibilità di parlare delle nostre montagne in un canale più ampio, come quello nazionale. Ma soprattutto un sincero “in bocca al lupo” per le soddisfazioni future!

«Grazie a te Luca e un saluto a tutti gli amici di GOBelluno notizie».

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1 Commento su Il bellunese Luca Cagnati vince il titolo italiano nella corsa in montagna

  1. Complimenti Luca Cagnati. Sono questi gli sport, i piu’ semplici, i piu’ umili, i piu’ sottopagati che rendono felice l’essere umano come nel caso tuo che fai tanta fatica per raggiungere risultati straordinari senza inquinare l’ambiente.
    La Provincia di Belluno deve essere fiera di avere degli atleti della tua portata come Marco Sponga e i suoi compagni di viaggio che amanti della montagna avete come obiettivo solamente scoprire la natura, al di là di ogni risultato sportivo.
    Antonio della Provincia di Treviso.

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