Impianti a fune, pronta modifica per sostenere gli operatori

In azzurro Dario Bond in consiglio regionale (CS)
Dario Bond in consiglio regionale (CS)

BELLUNO – Una modifica “pesante” e risolutiva per gli operatori della montagna veneta è stata licenziata ieri dalla Seconda Commissione a Venezia.

A proporla, chiedendo la riforma parziale della legge regionale 21 del 2008 sulla disciplina degli impianti a fune, è stato il capogruppo del Pdl in Consiglio regionale Dario Bond.

La proposta di legge introduce un fondo regionale assicurato da destinare a garanzia della restituzione in pristino dei luoghi nel caso della realizzazione di nuovi impianti. “Sembra un tecnicismo, in realtà è un freno allo sviluppo e all’iniziativa imprenditoriale”, afferma Bond.

“Quando un imprenditore decide di investire in un impianto di risalita è obbligato a depositare una cauzione molto esosa che servirà nel caso di dismissione dell’impianto per il recupero ambientale dei luoghi, ipotesi spesso remota”, spiega il capogruppo del Pdl.

Al posto della cauzione quindi la proposta di legge presentata da Bond – e di cui sarà relatore in aula – prevede l’istituzione di un fondo assicurato che sarà alimentato dai versamenti annui dovuti dai titolari delle concessioni e delle autorizzazioni.

Tale fondo sarà gestito, per il tramite di un soggetto individuato secondo le procedure di evidenza pubblica, con modalità e criteri stabiliti dalla giunta.

“E’ uno strumento più flessibile che garantisce in altro modo l’Istituzione pubblica e il bene paesaggio nel suo complesso, senza per questo infierire sui costi di avvio di un impianto che già sono abnormi”, conclude Bond, che in ultima battuta detta tempi stretti: “La modifica arriverà in aula tra il 19 e il 20 luglio. E’ una nuova misura a favore della montagna, dal monte Baldo a Sappada passando per le Dolomiti e l’altopiano di Asiago, e dei suoi operatori”.

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